Spesso dietro a nomi sconosciuti si aprono dei mondi e questa parola non fa eccezione: cosa sono i vini PIWI?
PIWI è l’acronimo di pilzwiderstandsfähig , termine tedesco quasi impronunciabile per chi non mastica la lingua, che significa “resistente ai funghi ”.
Il termine racchiude il mondo dei vitigni resistenti alle malattie fungine , come peronospora e oidio, temute dai viticoltori per i danni che possono causare.
Parlare di vini e vitigni PIWI significa parlare di sostenibilità ambientale innanzi tutto, con tutto quello che si porta dietro, a cominciare dalla speranza per il futuro delle nuove generazioni.
Significa parlare di resistenza al cambiamento climatico offrendo nuove soluzioni.
Ma significa anche creare gusti nuovi e abbinamenti inediti da affiancare alla già ricca varietà dei vini “tradizionali”, se così possiamo chiamarli.
E significa entrare in un mondo di esplorazioni per incontrare i pionieri della viticoltura del terzo millennio , che cercano risposte nuove a problemi antichi.
Ma il mondo PIWI è una moda o una risposta concreta per il futuro?
Cosa troverete in questo articolo
Toggle Entrare nel mondo PIWIPer rispondere a questa domanda cerchiamo occasioni di parlare con chi li fa.
Siamo stati in Carnia al Simposio sulla viticoltura del futuro dove abbiamo scoperto come sta cambiando la geografia del vino ascoltando viticoltori da Svezia e Danimarca , o appunto dalla Carnia , tra prati e abeti.
Abbiamo incontrato diversi produttori a Irresistibile PIWI , una manifestazione che si svolge a Lazise sul Lago di Garda e abbiamo assaggiato i loro vini.
Abbiamo chiesto loro perché hanno scelto di produrre vini PIWI e perché assaggiarli .
Le loro risposte ci hanno dato una bella prospettiva. Ve le raccontiamo in questo articolo perché è un argomento che potrebbe diventare sempre più rilevante.
Ma prima capiamo meglio cosa sono.
Cosa sono i vini PIWIPIWI è l’acronimo del termine tedesco Pilzwiderstandsfähig , che indica i vitigni resistenti alle malattie fungine.
In parole semplici, sono varietà di viti selezionate per resistere meglio ad alcune delle malattie più temute in vigneto, come peronospora e oidio .
Una ricerca che parte da lontano, in risposta alla crisi della viticoltura europea di fine Ottocento quando funghi e insetti, come la famigerata fillossera , importati con i viaggi transoceanici, hanno devastato i nostri vigneti.
Per capire meglio cosa sono i vitigni PIWI lo abbiamo chiesto a chi li crea, come VCR, Vivai Cooperativi di Rauscedo , incontrati alla manifestazione Irresistibile PIWI.
Chi sono i Vivai Cooperativi Rauscedo
VCR, Vivai Cooperativi Rauscedo, è una cooperativa agricola formata da 200 agricoltori.
Si definisce il maggiore vivaio vitivinicolo al mondo: il 55% dei vigneti italiani e il 20% di quelli mondiali sono impiantati con loro materiale, direttamente o tramite licenza.
Una realtà globale che resta, nelle loro parole, “una cooperativa agricola fatta da agricoltori”. Di fatto, una multinazionale fatta da artigiani.
Ci hanno raccontato di lavorare su circa 4.000 combinazioni, con 450 cloni di 400 varietà registrate, dove i PIWI rappresentano solo l’1% della “famiglia”.
Abbiamo scoperto che un vitigno resistente nasce da incroci guidati tra varietà capaci di dare qualità al vino e vitigni donatori di resistenza .
Le resistenze derivano dalla vite americana o dalla vite asiatica , cioè da viti che si sono evolute insieme a patogeni come peronospora e oidio, poi incrociate con vitigni tradizionali.
La difficoltà sta proprio nel trovare il giusto equilibrio tra alta qualità del vino e alta resistenza della vite . Anzi, la selezione primaria è proprio sulle caratteristiche del vino.
È un lavoro lungo, fatto di selezione, prove e attese. Pensate che per arrivare dal primo incrocio alla registrazione di una varietà occorrono quindici anni. Sì, avete capito bene: quindici anni.
Questo dato da solo ci fa capire che non stiamo parlando di una moda, che non potrebbe reggere a tempi così lunghi.
Ma quali sono i vantaggi di coltivare vitigni PIWI e perché vale la pena assaggiarli?
Barbatelle di Pinot Iskra, varietà PIWI selezionata da VCR Perché coltivare vitigni PIWILa prima risposta è la più semplice: perché permettono di ridurre i trattamenti in vigneto .
Se una vite resiste meglio alle malattie, il viticoltore può intervenire meno, con un vantaggio ambientale ed economico .
Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Dalle conversazioni raccolte a Irresistibile PIWI è emerso un quadro più ampio.
I vitigni resistenti possono essere una risposta a bisogni diversi, dalla maturazione delle uve alla gestione del vigneto e alla ricerca di nuove sensazioni nel bicchiere.
Il punto più interessante è che nessuno dei produttori incontrati dava l’idea di improvvisare. Dietro molte di queste scelte ci sono anni di prove, impianti, vinificazioni, dubbi, correzioni e assaggi .
Ridurre i trattamenti, ma senza scorciatoieParlando con VCR, Vivai Cooperativi di Rauscedo , emerge un punto importante: meno trattamenti non significa zero trattamenti.
In vigneto esistono altri patogeni e altri problemi da gestire. Il vantaggio dei vitigni resistenti sta nella possibilità di ridurre gli interventi, non nella promessa di una vigna immune da tutto.
Questo rende il discorso più serio, perché sposta l’attenzione dalla formula facile alla pratica agricola. I PIWI possono aiutare, ma non sono una bacchetta magica.
Lo spiega bene Castello di Grumello : per loro i vitigni resistenti rappresentano circa il 10-15% della soluzione.
E il resto? Passa da una visione più ampia del vigneto e del paesaggio agricolo. Lo vedremo più avanti, nel racconto di Castello di Grumello .
Quando il vitigno risponde a un problema concretoIn alcuni casi, la scelta dei PIWI nasce da un problema molto concreto del territorio.
La precocità è emersa nel racconto di Parco del Venda, nei Colli Euganei .
Le varietà coltivate in azienda maturano prima e quello che ci hanno fatto notare è che l’uva resta meno tempo in campo. Dunque il ciclo vegetativo è più breve, si riducono i trattamenti e l’uva è esposta per meno tempo al pericolo della grandine .
Meno trattamenti, dunque, non solo per via della resistenza ad alcune malattie, ma anche per un ciclo vegetativo più breve : un esempio concreto di come un vitigno resistente possa incidere sulla gestione del vigneto.
Ci sono poi territori in cui i PIWI diventano uno strumento per tentare strade che sembravano difficili.
Bondaion , in Valle di Chiese, in Trentino, lavora anche sul Termantis , un vitigno resistente con cui prova a dare spazio a un rosso in una zona dove l’uva è ricercata soprattutto per basi spumante.
Ci hanno raccontato di essere stati i primi al mondo a sperimentarlo e vinificarlo , con la prima uscita nel 2020 e anche i primi a presentarlo, a Irresistibile PIWI, in versione rosé.
Ripartire da zero o costruire un progetto più ampioPer altri produttori, i PIWI sono stati una scelta di partenza.
Do Leoni, sui Colli Berici , nasce dal recupero di una proprietà familiare rimasta incolta per decenni.
Ripartendo da zero, la scelta è stata quella di mettere a dimora vitigni resistenti e costruire intorno a questi un progetto agricolo più sostenibile, anche come messaggio per le generazioni future.
In altri casi ancora, i vitigni resistenti entrano in progetti più ampi.
Ca’ da Roman e Ca’ Apollonio li inseriscono in un sistema che comprende azienda agricola, ospitalità, cucina, orti biologici e perfino un dealcolato da uve PIWI .
Renato Cervo li lega invece a un piccolo ecosistema di vita, tra agricoltura sinergica, territorio come “giardino di casa” e pratiche come l’elettrocoltura .
Ca’ dei Conti aggiunge un’altra sfumatura: per alcuni produttori, i PIWI sono anche uno spazio di libertà produttiva, un modo per uscire dai percorsi già codificati e proporre vini diversi.
Perché bere i vini PIWIAnche qui, la prima risposta è la stessa : scegliere vini da uve coltivate con un minor impatto ambientale significa sostenere pratiche più attente e dare una mano all’ambiente.
Ma il bello è che questa scelta non è certo un sacrificio. Sì perché a Irresistibile e PIWI – e non solo – abbiamo assaggiato vini di qualità decisamente elevata .
E questo è meno ovvio, perché intorno ai vini PIWI restano ancora molte diffidenze. Alcuni produttori lo hanno detto chiaramente: nei primi anni non sempre la qualità ha aiutato a costruire fiducia.
Oggi, però, il quadro è diverso.
Gusti nuovi, meno confrontiNonostante siamo ancora agli inizi, oggi in Italia si bevono più PIWI che in Germania dove hanno cominciato a farli prima di noi. Non posso parlare dei vini tedeschi, ma quelli che abbiamo assaggiato meritano decisamente.
Come dice il produttore di Parco del Venda “i PIWI sono vini nuovi, con gusti nuovi, quindi è un’esperienza di degustazione completamente diversa da tutto il resto, con una gamma di aromi e di sapori che non siamo abituati ad assaggiare, quindi ben vengano “.
Dunque i consumatori ideali possono essere i giovani , come dice Castello di Grumello , che non hanno il palato educato da certi modelli del passato.
Anche per Terre di Ger un PIWI non è prevedibile, non si assaggia cercando per forza quello che conosciamo già. Va scoperto.
Per Igor Delaiti , un vino PIWI non va trattato come un parente minore di un vino già conosciuto, ma come una materia con identità propria, da interpretare con tecnica, sensibilità e tempo.
Infine, Castello di Grumello ha aggiunto un altro elemento interessante: gusti nuovi aprono ad abbinamenti nuovi, ma anche questo lo vedremo tra poco.
Qualche nome incontrato nel bicchiere
Tra gli assaggi a Irresistibile PIWI sono comparsi nomi ancora poco familiari, come Bronner, Johanniter, Solaris, Souvignier Gris, Termantis, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Cabernet Cortis, Pinot Iskra e Sauvignon Kretos.
Alcuni rientrano nel lavoro di ricerca e selezione portato avanti dall’Università di Udine con VCR, Vivai Cooperativi di Rauscedo , come Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Cabernet Eidos, Cabernet Volos e Julius.
Nomi non sempre facili da ricordare, almeno all’inizio, ma utili per capire che il mondo PIWI non coincide con un solo stile di vino.
Quando i PIWI rispondono a bisogni concretiPer capire ancora meglio la scelta di produrre vini PIWI, vi raccontiamo due storie emerse a Irresistibile PIWI.
Terre di GerTerre di Ger si trova in Friuli , al confine con il Veneto, in una zona umida e nebbiosa dove portare a piena maturazione le uve rosse non era semplice.
Il percorso, ci hanno raccontato, è iniziato dagli assaggi ai Vivai Cooperativi di Rauscedo , dalle microvinificazioni e dalla sorpresa di trovare acini già perfettamente maturi a metà agosto.
Prima l’acquisto delle uve, poi i primi impianti nel 2017, infine le prime vendemmie davvero significative tra 2018 e 2019 . Non una scelta improvvisata, dunque, ma una sperimentazione costruita per gradi.
Qui il vitigno resistente non è solo uno strumento per trattare meno. Diventa un modo per affrontare un limite del territorio e trasformarlo in una possibilità produttiva.
Al banco di Terre di Ger a Irresistibile PIWI Wine Festival Tre vini assaggiati con Terre di Ger Il risultato si legge nei tre vini assaggiati.
Feltro Bianco , da uve Bronner , racconta bene il lavoro sul tempo: uve mature presto, appassimento naturale in pianta e uscita non immediata, per cercare maggiore profondità.
Arconi Bianco , da uve Sauvignon Kretos , apre invece una storia diversa, perché porta dentro l’incrocio con Kozma, vitigno ungherese legato alla ricerca sui resistenti nell’Europa dell’Est.
Limine , da uve Soreli , mantiene un legame con il Friulano e con quella nota di mandorla che il produttore richiama durante l’assaggio.
La storia del vitigno ungherese
Nel racconto di Terre di Ger, il Sauvignon Kretos nasce dall’incrocio con Kozma , vitigno ungherese.
Una curiosità che apre uno spiraglio interessante sulla ricerca condotta nei Paesi dell’Est europeo , dove la selezione di varietà più resistenti rispondeva a bisogni molto pratici: se mancavano mezzi, gasolio o prodotti per difendere la vite, cercare piante più autonome diventava una necessità .
È una chiave utile per leggere i PIWI: dietro la parola “resistenza” si rivelano esigenze diverse che attraversano luoghi, epoche e condizioni di lavoro.
Castello di GrumelloCon Castello di Grumello , a Grumello del Monte, il discorso sui PIWI si allarga alla sostenibilità in senso più ampio. Nel 2014 sono stati tra i primi a Bergamo a piantare vitigni resistenti , cercando una strada a minor impatto ambientale.
Castello di Grumello produce otto vini diversi e inserisce i vitigni resistenti in un percorso di sostenibilità avviato da anni, dove i PIWI sono il 10-15% della soluzione .
Perché coltivare vitigni resistenti aiuta a ridurre gli interventi, ma la sostenibilità del vigneto non si esaurisce nella scelta della varietà.
Il resto passa da un lavoro più complesso sul suolo e sull’acqua : alberi, cespugli, agroforestazione, gestione delle acque piovane e costruzione di un microclima più favorevole intorno alla vite. E anche dall’alleggerimento delle bottiglie.
Il motivo è molto concreto. I PIWI sono piante reistenti alle malattie, ma i patogeni si evolvono e nessuno può sapere se tra trent’anni la peronospora sarà ancora fermata dalle stesse barriere.
“Complicare” il vigneto significa dunque evitare che il patogeno trovi un’autostrada già pronta.
Come si faceva una volta, ma con più consapevolezza.
A questo punto, il discorso torna indietro nel tempo, alla vite maritata all’acero campestre , come ci hanno spiegato.
Cresceva meglio e si faceva così, senza sapere che l’acero ospita nella corteccia un acaro antagonista degli acari della vite.
Il passato insegna.
Una storia collegata
La vite maritata torna anche in un contesto completamente diverso, ma altrettanto affascinante, al centro del progetto di Valperto degli Azzoni , nelle Marche : uno sguardo al futuro che passa dal recupero di una pratica antica e dal rapporto tra vite, alberi, biodiversità e paesaggio.
Il vino assaggiato con Castello di Grumello Le Noci nasce da uve Bronner e Johanniter . A Irresistibile PIWI abbiamo assaggiato due annate: la 2023, vinificata solo in acciaio, e la 2024, con una parte della massa passata per nove mesi nelle uova di cemento Nomblot .
La scelta delle uova di cemento aggiunge un altro tassello al racconto: contenitori contemporanei, pensati per favorire un movimento continuo del vino, quasi un bâtonnage naturale .
Nel bicchiere, Castello di Grumello ci ha fatto notare acidità, lunghezza di sorso e una vena agrumata che possono dialogare bene con sapori alternativi: thailandese, giapponese, ma anche pizza, e persino kebab .
È anche per questo che, secondo Castello di Grumello, i PIWI possono parlare ai giovani : non hanno “nella bocca” certi bianchi iperconfortevoli degli anni Novanta e dei primi Duemila e sono più aperti anche ai gusti nuovi.
In questo racconto i PIWI diventano interessanti perché tengono insieme molte cose: riduzione dell’impatto, biodiversità, microclima, saperi antichi, ricerca in cantina e nuovi modi di bere.
I vini PIWI sono il futuro della viticoltura?Giunti alla fine dell’articolo, torniamo alla domanda iniziale: il mondo PIWI è una moda o una risposta concreta per il futuro?
Non crediamo sia una moda.
Abbiamo incontrato persone che ci credono, che impiegano anni a portare a casa risultati.
Abbiamo incontrato persone aperte al nuovo, che sperimentano anche con nuovi metodi di vinificazione.
Dalle uova di cemento Nomblot usate da Castello di Grumello per Le Noci allo spumante Cigno Reale di Parco del Venda , da Pinot Iskra , lavorato fuori dai canoni più abituali dello spumante classico.
Il coraggio di cambiare, però, riguarda anche noi consumatori.
Assaggiare un vino PIWI significa accettare un linguaggio nuovo, senza cercare per forza il confronto con ciò che conosciamo già.
Significa lasciare spazio a varietà dai nomi meno familiari, a profili aromatici diversi, a vini che chiedono curiosità prima ancora di giudizio.
Sono il futuro della viticoltura? Forse non da soli. Ma sono certamente una delle risposte più concrete a domande che la viticoltura si sta ponendo da tempo.
Come ridurre i trattamenti, come affrontare territori difficili e cambiamento climatico, come cercare qualità con strumenti nuovi. E come immaginare un rapporto più consapevole tra vite, ambiente e gusto.
Un’altra storia PIWI su Invitinere
Il tema dei vitigni resistenti era già entrato nel nostro percorso con Cantina 837 , in Carnia: una storia di viticoltura in montagna che racconta bene come i PIWI possano aprire nuove prospettive anche in territori dove la vite sembrava impossibile da coltivare.
Produttori e realtà citati nell’articoloSe questo piccolo viaggio nel mondo PIWI vi ha incuriosito, ecco le realtà citate nell’articolo e raccolte in mappa: un punto di partenza per assaggiare, capire e, perché no, organizzare una visita.