L’Anello del Prosecco Superiore è un circuito da percorrere a piedi, che si snoda all’interno di uno dei paesaggi collinari tra i più spettacolari in Italia.
Parliamo delle Colline del Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano , dove nasce uno dei vini italiani più conosciuti ed esportati all’estero e a cui danno il nome: il Prosecco.
Siamo al confine tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia , nella provincia della bella Treviso.
Un paesaggio magnifico e molto diverso da quello delle dolci colline italiane che siamo soliti vedere.
Qui i versanti sono ripidi e irregolari , fittamente ricoperti di boschi e vigneti.
Sono gli hogback , o crinali a dorso di maiale, che hanno regalato al territorio l’iscrizione alle liste del Patrimonio Unesco nel 2019.
Un territorio bellissimo da esplorare.
Per inquadrare la zona vi consiglio di percorrere almeno una volta in auto o in moto la bellissima Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene che si snoda tra vigneti, paesaggi mozzafiato, antiche abbazie e borghi arroccati.
E naturalmente cantine.
Ma se volete assaporare uno degli angoli più belli, immergendovi letteralmente nei vigneti, allora dovete armarvi di scarpe comode e inoltrarvi in una delle tante varianti dell’Anello del Prosecco Superiore .
Una camminata che vi riempirà gli occhi e vi regalerà qualche sorpresa.
Vi racconterò tutto nell’articolo, senza tralasciare qualche indirizzo di buona cantina nelle vicinanze, dove fare ottimi assaggi e una buona scorta.
Cosa troverete in questo articolo
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L’Anello del Prosecco Superiore
È un progetto nato nel 2005 che si è ampliato negli anni.
Iniziato con un primo percorso di circa 10 km, nel tempo si è allungato a 15 km., suddiviso in vari itinerari che a loro volta si compongono di più varianti.
Dunque è un circuito adatto a tutti, perché oltre al trekking completo di 15 km , si può scegliere tra diversi itinerari che vanno dai 2 agli 8 km .
Un dedalo di sentieri che si infilano tra gli stretti filari in cui è piacevole perdersi, per scoprire sempre nuovi scorci suggestivi.
Perciò, niente paura se imboccate il sentiero sbagliato. Anzi, se non avete fretta sarà una piacevole digressione in queste bellissime colline.
Altrimenti seguite la segnaletica lungo i sentieri contraddistinta dall’immagine che vedete nella foto.
Dati e mappa dell’itinerario da 8 km.
Noi abbiamo scelto di percorrere l’itinerario da 8 km.
Punto di partenza e arrivo: Piazza di San Pietro di Barbozza
Tempo di percorrenza: circa 2 ore
Dislivello: 130 m
Grado di difficoltà: medio (ci sono un paio di salite e discese un po’ ripide, ma basta farle lentamente)
Nella prima parte vi immergerete nelle colline intorno a San Pietro di Barbozza , che sono le più vicine a Valdobbiadene . Poi percorrerete un tratto su strada asfaltata, circondati dai vigneti ai due lati della strada.
Infine chiuderete l’anello risalendo l’ultimo tratto di collina per tornare al punto di partenza.
Oltre agli infiniti vigneti, nel tragitto farete dei piacevoli incontri.
Partiamo!
Lungo l’itinerario
Lasciate la macchina nel parcheggio davanti alla chiesa di San Pietro di Barbozza in Piazza San Pietro.
Se siete senza cartina, fate come noi.
Guardando la chiesa sulla sinistra in Strada San Pietro 55 c’è l’Osteria al Centro , dove siamo entrati per un caffè e chiedere informazioni. Qui una signora gentilissima ci ha dato una mappa.
È una stampa a colori di un’immagine satellitare di Google, perciò molto precisa, su cui sono evidenziati il percorso principale e le sue varianti.
Dalla piazza, in direzione opposta all’osteria e tenendo la chiesa sulla sinistra, proseguite imboccando via Zanzago , che all’inizio della curva diventa via Piander .
Alla vostra sinistra, quando cominciano i vigneti, trovate due sentieri: prendete quello più a destra , è il vostro punto di partenza.
Il sentiero è largo e ben evidente, il paesaggio appare immediatamente in tutta la sua bellezza.
Il borgo di San Pietro di Barbozza con il suo campanile vi terrà compagnia per un lungo tratto, e vi aiuterà ad orientarvi.
Dopo una piccola salita di cemento, siete a un bivio. Prendete il sentiero di strada di Mont immediatamente a sinistra, segnalato dal simbolo del percorso.
Percorretelo risalendo lungo il dorso della collina , fino ad arrivare a uno slargo con un caseggiato sulla destra, un bellissimo panorama sulla sinistra e la prima sorpresa dell’Anello del Prosecco Superiore.
Salvaparole, il lessico della Terra
Lungo il percorso sono stati installati 15 segnavia, ognuno dei quali riporta un antico termine dialettale contadino con una bella spiegazione.
Il progetto denominato “Salvaparole, il lessico della terra “, si propone di mantenere in vita parole fortemente legate alla cultura rurale e campestre del territorio.
La parola che avete appena incontrato è “An gioth de vin. Il vino dell’artesan”, ovvero “un goccio di vino. Il vino dell’artigiano”.
Racconta dell’antico rito della vendemmia quando anche chi non apparteneva al mondo contadino, l’artesan, portava il suo contributo sistemando e preparando i tini.
Fermatevi a leggere il cartello, vi restituirà un mondo che non esiste più. Un mondo per noi oggi poetico.
Niente paura, non vi toglierò il piacere di scoprire da soli le altre parole. Vi dò solo qualche altro indizio in questo breve video di un minuto.
Il Cartizze, il pentagono d’oro
Ora proseguite per circa un chilometro in piano, sempre immersi tra filari a destra e a sinistra.
State costeggiando le “rive” del Cartizze , il cru più famoso della Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Le “rive” in dialetto veneto sono i ripidi vigneti, e l’anfiteatro che vi si para davanti è davvero scenografico.
Il Cartizze è detto il pentagono d’oro per la sua dimensione a 5 lati, che ricopre una superficie suddivisa in micro appezzamenti che trasformano la collina in un caleidoscopio.
Pensate, ci sono più di 140 produttori che coltivano qui le loro uve in circa 100 ettari di terreno . In media, meno di un ettaro a testa. È incredibile.
A un bivio troverete il Salvaparole dedicato al Cartizze, vi riporto solo la prima frase: “Siete entrati in terra di Cartizze e il passo si faccia lieve e sospeso…”. Leggete voi il resto.
Ora è tempo di proseguire.
Mantenete la strada da cui siete venuti, dritta davanti a voi, che vi porta alla prossima sorpresa.
L’Osteria senz’oste
La strada ora curva a sinistra e prosegue su una nuova piccola salita che vi conduce a una via asfaltata, la Strada delle Treziese .
Girate a destra seguendo le indicazioni per Col Vetoraz , un’ottima cantina che raggiungerete percorrendo non più di cinquanta metri.
Quasi all’ingresso della cantina, sulla destra trovate un piccolo sentiero che vi fa inerpicare su per la ripida collina e vi conduce all’Osteria senz’Oste .
Una casa colonica di fine Ottocento, sempre aperta fino alle 22 , dove chiunque può acquistare salumi e formaggi, ma anche pane e altri prodotti per completare il picnic in completa autonomia .
Conto incluso, perché si paga alle casse automatiche.
Naturalmente potete acquistare anche una bottiglia di vino e, particolare non da poco, il bicchiere in vetro, per un pranzo al sacco con i fiocchi!
Poi sperate di trovare posto sulle panche e i tavolini abbarbicati sulla riva e godervi il bellissimo panorama.
Perché un’idea inusuale in un posto incantevole piace, e parecchio.
Anch’io la trovo un’ idea deliziosa, anche per l’aspetto non secondario della totale fiducia negli avventori, dato che non c’è il minimo controllo.
Anche questo, lasciatemi dire che rientra nello spirito di un tempo perduto.
Scommetto che questo giro vi sta solleticando…ma andiamo avanti, verso la prossima sorpresa.
Indicazioni all’Osteria senz’Oste
Ingresso Osteria senz’Oste
L’Osteria senz’Oste
Il percorso in piano
Finita l’esplorazione dell’osteria e suoi dintorni, scendiamo dalla ripida riva prendendo un sentiero subito a sinistra, che vi porta sulla Strada di Saccol .
Qui finisce la prima parte del percorso.
Arrivati sulla strada girate a destra: ora vi aspetta un lungo tratto molto facile , di circa 3,5 km, su strada asfaltata, dove potete ammirare un panorama decisamente diverso.
A destra ancora filari in pendenza, sulla collina che avete appena lasciato. A sinistra si apre un paesaggio di colline più dolci.
Incontrerete un nuovo Salvaparole giunti davanti al capitello di Sant’Antonio “Slevar vi”. E qui non vi dico nulla.
Proseguendo attraverserete la frazione di Saccol, passando di fianco a un piccolo oratorio dedicato a San Gottardo.
La strada ora prende il nome di via Roccat e Ferrari, percorretela per l’ultimo chilometro o poco più fino a quando incontrerete sulla vostra sinistra la cantina Valdo .
Superatela, e prendete la prima via sterrata a destra, via dei Bimbi .
Siete sulla strada del ritorno verso piazza san Pietro. Ma prima, dovrete risalire la collina.
La strada diventa quasi subito di cemento e prende il nome di via dei Livei .
Vignarte
A breve vi apparirà una prima opera di Vignarte , il risultato di un incontro tra artisti che per cinque anni, dal 2009 hanno offerto la loro interpretazione del legame tra uomo e natura.
Un insieme di sculture lignee che dialogano con i vigneti e ci raccontano il territorio.
Oggi le sculture sono ancora lì, con i segni del tempo sulla loro superficie e per questo, secondo me ancora più rappresentative.
Troverete la maggior parte delle opere lungo l’ultimo tratto asfaltato, pianeggiante, che incontrate alla fine della salita, via della Cima .
Attraversate la strada e seguitela verso destra, sul ciglio ne vedrete diverse.
Scultura Vignarte
I Sassi di Zoe
Svoltate la curva e i “cittadini dell’universo”, come li chiama Angelo Favero, in arte Zoe, sono pronti a darvi il benvenuto.
Buffi personaggi costruiti con sassi e pietre debitamente scalpellate.
I Sassi di Zoe , sono creature fantastiche che sembrano uscite da un libro di fiabe.
Accompagnati da animali e composizioni floreali , vi attendono al bordo della strada, tutti in fila, ma non troppo, come tanti soldatini capricciosi.
Dietro di loro, nella campagna, c’è il laboratorio di Zoe, una sorta di capanna di lamiera e cemento chiamata L’Alcazar ossia fortezza, in arabo.
Proprio alla fine dell’esposizione, dall’altro lato della strada c’è una via che entra in paese.
È via Zanzago , ve la ricordate?
È la via che partiva dalla piazza, e in un attimo vi ritrovate alla vostra macchina.
I sassi di Zoe
Quando andare
Mi piacerebbe avervi fatto venire voglia di percorrere l’Anello del Prosecco Superiore .
Se vi state chiedendo quale sia il periodo migliore dell’anno, il mio consiglio spassionato è quello di percorrere nelle diverse stagioni almeno il primo tratto con il sentiero immerso tra i vigneti della collina.
Perché è bello osservare come cambia la natura e ogni stagione offre uno spettacolo diverso.
Anche d’inverno , perché senza le foglie potrete rendervi davvero conto della struttura impervia del terreno e della fatica necessaria per coltivare le viti, tanto che qui si parla di viticoltura eroica.
Nel resto delle stagioni è un susseguirsi di variazioni di colori, dai verdi tenui della primavera a quelli densi dell’estate fino ad arrivare al foliage autunnale .
Perciò, per me è davvero impossibile scegliere.
In questo video di un minuto, abbiamo montato qualche foto scattata durante il percorso, fatto in primavera.
Vi lascio il link al catalogo dell’Anello del Prosecco Superiore dove potrete studiare tutte i percorsi e le varianti, in modo da trovare quello più adatto a voi, in base anche al tempo che avete a disposizione.
Perché se siete venuti fino a qui, certo non potete tornare a casa a mani vuote.
Ecco i nostri consigli per inserire anche la visita a qualche cantina.
Cantine da visitare
Come potete immaginare, sono tantissime le cantine che gravitano intorno all’Anello del Prosecco Superiore .
Può essere difficile orientarsi. Non potendo esaurirle tutte, ve ne propongo qualcuna. E se volete scoprire come riconoscere un Prosecco di qualità , vi invito a leggere la nostra guida completa.
Col Vetoraz
Lungo la strada ne abbiamo già incontrate due. Noi abbiamo assaggiato i vini di Col Vetoraz , dunque consigliamo la visita.
Coltivano le uve di queste colline dal 1838 . Producono una gamma di nove spumanti , tra cui un Cartizze e un rosato.
Nino Franco
A meno di 3 km da San Pietro di Barbozza, a Valdobbiadene , vi consiglio di andare a trovare la cantina Nino Franco .
Otto Prosecchi dalla personalità complessa, che nascono da questa bellissima idea:
Il vino è pensiero, filosofia. È un astratto che diventa realtà concreta, prima nella mente e poi nella bottiglia.
Adami
Sempre tenendo come riferimento il nostro punto di partenza dell’Anello del Prosecco Superiore, a Vidor , una piccola frazione di Corbeltaldo , andate a conoscere il Prosecco della cantina Adami . Dista appena 5 km dalla piazza di San Pietro di Barbozza.
Sono stati dei pionieri nel vinificare uve provenienti dallo stesso vigneto, introducendo il concetto di cru e oggi vi offrono sette Prosecchi , uno più buono dell’altro.
Col Del Lupo
Rimaniamo a Vidor , perché c’è un’altra interessante cantina da visitare, Col Del Lupo .
Viti centenarie curate con passione nel vigneto storico in alta collina.
Cinque sono i Prosecchi che ne derivano, che includono un metodo classico e un vino prodotto con il metodo ancestrale , perciò è un vino frizzante , in omaggio alle più antiche tecniche di vinificazione.
Rive Del Bacio
Per l’ultima cantina, Rive Del Bacio , potete lasciare direttamente la macchina dove l’avete parcheggiata, in piazza San Pietro, a meno che non abbiate intenzione di fare una buona scorta.
La cantina si trova infatti a 700 metri dalla chiesa, dieci minuti a piedi.
È un’altra interessante realtà, di piccole dimensioni, che coltiva cinque ettari e produce sette vini , da un bianco fermo da tutti i giorni, passando per un frizzante vinificato con metodo ancestrale, al Superiore di Cartizze.
Non c’è una classifica, ogni cantina vi racconta un pezzetto di territorio e vi farà amare il mondo del Prosecco, quello che dovete ancora conoscere.
Dopo questo giro, avrete un’idea diversa, a prescindere da qualsiasi opinione abbiate avuto fino ad oggi. Fidatevi.