Siamo andati a visitare la cantina Baraccone in una giornata di fitta pioggia primaverile. Non abbiamo potuto guardarci intorno perché l’acqua copriva ogni forma del paesaggio.
Ma l’accoglienza di Andreana e della figlia Benedetta ha trasformato la visita in una giornata speciale.
Abbiamo chiacchierato nella loro bella cucina, assaggiando vini sorprendenti accompagnati da sfiziosità locali.
Non li abbiamo assaggiati tutti, ma avremo un’ottima scusa per tornare, fare nuovi assaggi e passeggiare tra i vigneti.
La cantina Baraccone si trova in Val Nure nei bellissimi Colli Piacentini e fa parte dell’itinerario che vi suggeriamo per un weekend enogastronomico in Emilia-Romagna , alla scoperta dei vini e dei sapori con i consigli dei produttori.
È una piccola realtà familiare, dove ogni fase del processo di vinificazione , dalla vigna alla cantina, è seguita con la massima cura.
Una cantina dove il tempo e la pazienza solo valori assoluti : non ci sono leggi di mercato, solo quelle della natura che avverte quando un vino è pronto.
Ma durante la chiacchierata sono emersi anche altri valori che vale davvero la pena conoscere insieme alla cantina e ai suoi vini.
Li ritroverete tutti in questo articolo di Invitinere.
Partiremo però dal territorio , senza il quale indubbiamente non si può costruire nulla.
Un territorio speciale come la cantina Baraccone e la sua storia. E comincerete subito a capire molte cose.
Botti decorate nella cantina Baraccone Cosa troverete in questo articolo
Toggle Le Terre Rosse AnticheLa Cantina Baraccone si trova a Ponte dell’Olio , in Val Nure , nel cuore dei Colli Piacentini .
Il nome del paese rimanda agli antichi scambi commerciali con la Liguria: l’olio attraversava l’Appennino per arrivare fin qui, dove veniva barattato con i grani della pianura .
Qui le viti si coltivano da molti secoli .
I vigneti crescono su quello che viene chiamato il suolo delle Terre Rosse Antiche , considerate appunto le più antiche di tutto l’Appennino emiliano-romagnolo, visibili nella Carta delle Terre e dei Tesori Piacentini .
Un terreno ricco di argilla e ferro , che ha un impatto profondo sulle caratteristiche del vino.
Siamo in un luogo dove la storia si respira, e dove il tempo , come vedrete, è davvero uno dei valori fondamentali.
Come ci spiega Andreana:
“ I nostri terreni sono tra i più antichi dell’Appennino e sono molto ricchi di argilla . Si tratta di argille ferrettizzate, che col caldo si compattano come cemento armato.
Questo porta a uve molto concentrate , e quindi a vini strutturati, alcolici. Vini che hanno bisogno di tempo per trovare il loro equilibrio. Bisogna aspettarli tutti .”
“Noi cerchiamo di fare vini che raccontano la nostra storia.
Rispetto al passato c’è un’evoluzine dei processi, un po’ più di tecnica, razionalità e attenzione, ma rimaniamo fedeli alla tradizione, raccontando così il nostro territorio.”
E allora conosciamola brevemente, questa storia.
Paesaggio della Val Nure Come nasce la cantina BaracconeUna storia che affonda le radici nel passato, in località Baraccone , dove si fermavano le giostre, e dove già i nonni coltivavano piccole vigne.
Per un periodo la viticoltura era stata messa da parte, ma il padre di Andreana aveva ricominciato a vinificare, vendendo vino sfuso , pur svolgendo un altro lavoro.
Poi è arrivata lei, insieme al marito, con studi e percorsi professionali completamente diversi, ma con una passione che il padre era riuscito a trasmetterle.
All’inizio un gioco, un’etichetta, un vino venduto in un paio di ristoranti piacentini. Ma poi è diventata una scelta di vita: Andreana ha lasciato il suo lavoro e oggi la cantina è la sua attività a tempo pieno.
Da poco è entrata anche la figlia, Benedetta. Anche lei, come la madre, ha studiato tutt’altro, ha seguito la sua strada e ha scelto di tornare solo quando ha sentito che questo mondo le apparteneva.
Nessuna forzatura, ma una scelta consapevole.
Negli anni la cantina è cresciuta con lentezza, senza scorciatoie. Dai tre ettari iniziali a Folignano si è passati, passo dopo passo, agli attuali undici ettari attorno alla cantina.
Per mantenere viva la tradizione oggi si continua a vendere un po’ di vino sfuso, ma il cuore dell’attività sono le nove etichette , che scopriremo più avanti.
E l’antica tradizione delle giostre rivive oltre che nel nome anche nel marchio con il suo bel giocoliere stilizzato.
Tempo, pazienza e conoscenza del territorioTempo e pazienza , dunque sono due valori imprescindibili. Ma per ottenere questi risultati ancora non bastano.
Servono dedizione, osservazione quotidiana, capacità di distinguere ciò che cambia anche solo da un filare all’altro.
Come racconta Andreana: “ormai conosciamo tutte le piante, e possiamo capire cosa ci può dare la singola pianta, o meglio, le diverse parti di un vigneto, perché non stiamo raccogliendo su un campo da calcio, tutto uguale.
Ci sono le esposizioni diverse, ci sono gli andamenti collinari differenti, c’è la zona in cui l’acqua percola via, c’è la zona in cui l’acqua ristagna e quindi è proprio l’abitudine quotidiana che guida a ottenere il meglio da ogni singola pianta. “
Con gli anni, questa sensibilità è diventata un metodo.
In collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza , la cantina ha partecipato a un progetto premiato a livello europeo sulla raccolta selettiva .
Utilizzando mappe di vigore , ottenute passando una macchina tra i filari in diversi momenti dell’anno, hanno potuto documentare scientificamente ciò che avevano sempre intuito: ogni parte del vigneto dà uve diverse, e va trattata di conseguenza.
Le zone più produttive , dove l’ombra o il ristagno d’acqua aumentano la quantità di liquido, danno uve perfette per vini freschi e frizzanti .
Quelle più povere, esposte al sole e meno vigorose , concentrano invece le sostanze e danno origine a vini adatti a lunghi affinamenti .
Il risultato? Una vigna letta come un mosaico : raccolta in tempi diversi, vinificata separatamente, valorizzata nella sua complessità.
Ed ecco che un potenziale svantaggio, avere uve completamente diverse, si trasforma in un’opportunità per proporre diverse interpretazioni e selezionare prodotti di punta.
Come dice Andreana, è proprio questo il loro segreto: non subire le condizioni, ma valorizzarle.
Anche se richiede fatica: “quando dico ai ragazzi che dobbiamo passare tre volte sul vigneto soprannominato K2 per la pendenza, non sono proprio contenti… però la soddisfazione è grande .”
I vini Baraccone, una sfida al tempo e alle convenzioniIntensi, complessi, profondi, pieni.
Ogni sorso racconta qualcosa. Il vino evolve, cambia, si trasforma , in ogni annata, durante i suoi lunghi affinamenti, poi in bottiglia, infine nel bicchiere.
Cominci ad assaggiarlo e ti regala un’emozione, ma poi il tempo di una chiacchiera e di una fetta di salame ed ecco nuove sensazioni. È il dono più bello che un vino fatto e affinato con pazienza ti possa dare.
Nove etichette prodotte prevalentemente da uve Malvasia di Candia Aromatica , Cabernet Sauvignon, Barbera e Croatina da cui si ricavano tre tipologie di Gutturnio .
I vini Baraccone
Lo abbiamo detto: tutti i vini Baraccone richiedono tempo. Sono pensati per durare, per evolvere, per raccontare qualcosa a distanza di anni.
Sono vini che sfidano i luoghi comuni . Ma questo, oggi, può diventare un problema.
Il mercato chiede vini giovani, pronti subito. E spesso non fa distinzione tra vecchio e invecchiato , tra un vino stanco e un vino che, nonostante gli anni, ha appena iniziato a camminare.
Andreana e Benedetta lo sanno bene: serve pazienza anche nel raccontare questi vini, nel farli capire, nel trovare interlocutori disposti ad aspettare.
È una sfida culturale , prima ancora che commerciale. Una sfida che questa cantina ha scelto di affrontare, di nuovo, senza scorciatoie.
Malvasia Colli Piacentini DOC ParelioLa uve della Malvasia Aromatica di Candia vengono prodotte in tre versioni , in base al variare delle condizioni del terreno e del clima: frizzante, passita e secca come il Parelio , che è quella che abbiamo assaggiato.
Per ottenere le diverse tipologie, la raccolta viene fatta in tre momenti distinti.
Si parte con i grappoli migliori per il passito , poi si ripassa a raccogliere quelli destinati al vino fermo infine si termina con i più acquosi, perfetti per il frizzante .
Un lavoro complesso, che richiede presenza costante, attenzione e anche grande fatica, dato che il vigneto si trova proprio sulla ripidissima collina ribattezzata K2.
Il Parelio è un fenomeno atmosferico che si manifesta vicino al sole come un disco luminoso. Un nome poetico per descrivere le calde tonalità luminose della Malvasia Baraccone.
Fermenta lentamente, a basse temperature, e viene imbottigliato solo l’estate successiva. E poi, almeno un paio d’anni di attesa.
Noi abbiamo assaggiato l’annata 2022 . Al naso agrumi, erbe aromatiche, ma anche qualcosa di inaspettato: note esotiche, quasi tropicali. Un vino ricco, profondo, capace di sorprendere.
Gutturnio DOC Superiore ColombaiaAlla Cantina Baraccone il Gutturnio si declina in tre versioni: frizzante, superiore e riserva.
Il blend è sempre lo stesso: Barbera 70% e Croatina 30% , come da disciplinare, e anche perché la Barbera ad Andreana piace molto.
A cambiare sono i vigneti, le tecniche di vinificazione e, soprattutto, il tempo.
Per il Gutturnio frizzante servono uve più fresche e leggere, con più frutto: deve essere beverino, immediato. Viene venduto dopo un anno.
Per il Superiore e, ancora di più, per la Riserva , che fa anche un anno di legno, servono invece uve più concentrate, capaci di sostenere l’invecchiamento.
Qui, ancora una volta, la scelta parte dalla vigna.
Il Colombaia nasce dai vigneti più antichi della famiglia, nella zona di Folignano.
Il suo nome riporta l’antica denominazione di questi appezzamenti, custodita nel tempo come segno di continuità con il passato
È un vino elegante, che riesce a conservare la sua freschezza nonostante il lungo affinamento, grazie all’acidità della Barbera e alla struttura tannica della Croatina .
Durante la nostra visita abbiamo assaggiato l’annata 2021 .
Sentori di frutta matura, una nota di liquirizia, tannino ben presente e una bella acidità che invita a un altro sorso.
Un vino intenso, grazie alla grande cura nelle macerazioni , per estrarre tutto quello che si può dalle bucce.
È un vino che sa valorizzare perfettamente questo bellissimo territorio.
Ronco Alto Gutturnio DOC RiservaIl Ronco Alto Riserva riprende le caratteristiche del Colombaia e le amplifica.
Assaggiamo il 2017 e risentiamo la nota di tabacco ancora più intensa, ma qui avvertiamo anche una piacevolissima sensazione piccantina.
E sì, Andreana lo conferma, ricordando di aver provato il suo Gutturnio con una pasta cacio e pepe : un connubio di sapori esaltati alla perfezione.
Questa intensità di profumi e di sapori è data indubbiamente da un tempo di maturazione ancora più lungo, ma anche dal passaggio in legno, fatto in modo sapiente.
L’annata 2017 ha fatto un anno in barrique e tonneau usati , per evitare che il legno sovrastasse il vino, anche se nelle ultime produzioni si è deciso invece di fare un passaggio veloce in un tino tronco conico che accentua ancora di più l’eleganza .
Inutile dire che non vediamo l’ora di assaggiare anche questa versione, ma aspetteremo con pazienza, proprio come ci insegnano questi vini.
La sue caratteristiche hanno ispirato il nome: Ronco Alto deriva dalla denominazione di una vecchia vigna di famiglia, dove le piante, poco generose in quantità, sanno offrire uve capaci di dare al vino eleganza e profondità aromatica .
Talché Barbera Colli Piacentini DOC Talché, in dialetto piacentino, significa “eccolo qui ”.
E sapete perché ha questo nome?
Perché Andreana ha tentato per anni di fare una Barbera che le piacesse davvero, senza però ottenere esattamente il risultato desiderato.
Fino al 2017, un’annata straordinaria , dove finalmente la sua Barbera è arrivata: eccola qui .
E da allora, pur nelle diversità di ogni vendemmia, è sempre uscita con l’impronta giusta. Un lungo lavoro che ha decisamente portato i suoi frutti.
Assaggiamo la 2022 , un’annata particolare: più giocata sull’eleganza che sulla struttura.
Messa in vendita prima delle altre proprio per valorizzarne la freschezza.
Una freschezza e un’eleganza che ingannano: fa 16 gradi , e non ci volevo credere, perché non si percepiscono affatto. Un vino che merita la scoperta, come tutti i vini Baraccone.
Talché viene prodotto con le uve migliori del vitigno, selezionate per esprimere al meglio il carattere della Barbera.
Abbiamo finito gli assaggi in cantina, ma voglio presentarvi un ultimo vino perché ha una bella storia da raccontare.
T’al digh me Cabernet Sauvignon Colli Piacentini DOCNon una frase idiomatica qualsiasi del territorio, T‘al dich me , “te lo dico io , dammi retta”, è la frase che ripeteva sempre il papà di Andreana, Alessandro.
Ed è proprio a lui che è dedicato questo vino, fatto con uve Cabernet Sauvignon e una piccola parte di Merlot , in omaggio alla sua passione per i tagli bordolesi.
Come ci racconta Andreana, il T’al digh me è nato proprio nel 2011, l’anno in cui suo padre è venuto a mancare, una coincidenza che lo ha reso ancora più significativo.
E poi questo vino lo rappresenta anche caratterialmente, come dicono Andreana e Benedetta: “testa di cemento armato e cuore di panna”.
Una comunità di vignaioliLa conoscenza di Andreana e della sua famiglia non ci ha portato solo a scoprire vini intensi e pieni di carattere.
Ci ha fatto scoprire qualcosa in più di quella che mi piace chiamare una comunità di vignaioli .
Sui Colli Piacentini il vino si produce da sempre, ma oggi questo territorio sta vivendo un nuovo fermento, è il proprio il caso di dirlo.
C’è ancora spazio per innovare, ma soprattutto per far conoscere vini che non hanno ancora la fama che meritano .
Ed è anche per questo che qui si lavora tanto sulla condivisione delle esperienze , sul confronto, sull’aiuto reciproco.
Andreana lo spiega molto bene: il lavoro in vigna non si fa da soli.
Il supporto degli agronomi, la partecipazione a progetti di studio e sperimentazione con altre regioni, oggi sono più importanti che mai per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
E poi c’è la rete locale , quella fatta di cantine vicine, amici, colleghi, che non si fanno concorrenza, ma si consigliano a vicenda.
Perché il territorio è uno solo, e se cresce, cresce per tutti.
“Quando un cliente ci chiede dove andare dopo la visita da noi, siamo felici di suggerire un’altra cantina,” ci racconta Andreana. Perché è l’insieme a fare la differenza.
Magari una volta viene per noi, ma poi torna per tutto il resto: un agriturismo, un castello, un salame buono. È così che si costruisce qualcosa che dura.”
Una visione che condividiamo in pieno: è proprio questa la filosofia che guida i nostri weekend enogastronomici, facendo raccontare il territorio a chi lo vive ogni giorno, con il proprio lavoro, le proprie relazioni e la propria storia.
Il lavoro di squadra, quando c’è, è un valore inestimabile che porta lontano.
Non a caso si sta parlando di creare due DOCG nel territorio, con tutti i benefici che ne conseguiranno.
Ci terremo aggiornati e vi riferiremo sicuramente.
Un invito a scoprire la Cantina BaracconeNel frattempo vi invito a venire a conoscere di persona Andreana, Benedetta e i loro vini.
Vini per nulla scontati, proprio come i valori che sono emersi da questa nostra chiacchierata.
E vi lascio con l’invito diretto di Andreana, mi raccomando, chiamate sempre prima di venire in cantina!
ContattiAzienda Agricola Baraccone Ca’ Morti 1 29028 Ponte dell’Olio (PC) Tel.: 0523 877147 Cell.: 347 7322730info@baraccone.it
Dove si trova la Cantina Baraccone I Vignaioli Indipendenti FIVICantina Baraccone fa parte della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti , che riunisce i produttori che seguono in prima persona l’intero ciclo del vino: dalla vigna alla bottiglia.
Se volete approfondire chi sono e qual è la missione della Federazione, trovate qui l’articolo dedicato: FIVI: chi sono i Vignaioli Indipendenti .
Ogni anno i vignaioli FIVI si ritrovano al Mercato dei Vini di Bologna , un grande appuntamento aperto al pubblico per conoscere da vicino i produttori e assaggiare i loro vini.