Siamo nella DOC Aquileia , una delle otto zone DOC del Friuli Venezia Giulia, che insieme alle tre DOCG costituiscono il patrimonio enologico della regione.
Non ci sono molto produttori in questa DOC e non sono molto grandi.
È una zona più conosciuta per le ineguagliabili bellezze architettoniche . Siamo infatti nei pressi di due dei cinque siti Patrimonio Unesco del Friuli Venezia Giulia.
Ovvero la bellissima Aquileia con i suoi mosaici e la sua antica storia , e la fortezza rinascimentale di Palmanova , dalla pianta a forma di stella a nove punte.
Ma siamo anche vicini al mare e alla sua costa piena di località turistiche di grande attrazione.
Come la bella Grado , con il suo caratteristico centro storico racchiuso come una conchiglia dietro alle lunghe spiagge del Mar Adriatico.
Eppure questa è una zona del Friuli che regala ottimi vini , per lo più freschi e beverini, molto estivi, per ricordarci che questo è un territorio che si vive soprattutto in estate.
Che riserva una grande sorpresa sui rossi. Anzi, su un rosso in particolare . Talmente autoctono da essere nato proprio in questo punto del Friuli.
Per farvi conoscere i vini della Doc Aquileia , la nostra scelta è caduta su Puntin , che abbiamo senza dubbio incluso nella rosa di cantine da visitare in Friuli Venezia Giulia .
Un piccolo grande produttore.
Piccolo nelle dimensioni, anzi il più piccolo della sua zona, ma grande nel carattere che imprime ai suoi vini, uno più buono dell’altro.
Ci ha aperto le porte della sua cantina per spiegarci le tecniche di vinificazione e il perché delle sue scelte, tra cui la volontà di mantenere bassa la produzione a vantaggio della qualità .
E poi la scelta del biologico , legata a radici profonde che vanno al di là delle mode.
È più una scelta vincolata al senso di riconoscenza verso un territorio che produce prodotti meravigliosi, innestando un movimento circolare di scambio virtuoso tra uomo e natura.
Scambio che ritroveremo ancora nel racconto sulle tecniche di produzione, che si modicano nel rispetto delle diverse varietà.
E che incontreremo nuovamente nelle belle etichette , di cui abbiamo parlato tra un assaggio e l’altro.
Infine, vi indicherò un luogo speciale dove assaggiare i vini Puntin.
Un angolo della sala degustazione Cosa troverete in questo articolo
Toggle Conosciamo la cantina PuntinSiamo andati a trovare Dario Puntin in questa pazza estate 2023, a circa un mese dalla vendemmia, in quel momento quando tutto è sospeso e si è in balia delle bizzarrie climatiche che possono verificarsi prima del raccolto e comprometterlo.
Una delle cose che più mi affascinano del mestiere del vignaiolo è che ancora dipende dall’andamento del tempo e delle stagioni.
Anche se mai come quest’anno si tocca con mano quanto poco possiamo fare rispetto a questi eventi atmosferici sempre più imprevedibili e violenti.
Perciò non sappiamo come sarà questa vendemmia, alla fine di una stagione che ha portato un susseguirsi di freddo, grandine e sole tropicale.
Però siamo rimasti affascinati nell’ascoltare come Dario Puntin riesca a estrarre tutto il buono possibile dalle sue uve grazie a una profonda conoscenza delle sue vigne e della sua terra.
Per regalarci preziosi nettari sempre diversi, perché sempre diverse sono le condizioni climatiche. Ma con una costante: sono sempre buoni .
Perché l’uomo e la natura, quando vanno d’accordo, producono cose meravigliose.
Cominciamo il racconto.
Nella vigna piccola c’è il vino buono “La nostra è un’azienda piccolina. Sono circa cinque ettari di vigneto , probabilmente la più piccola della Doc Aquileia , che tra l’altro è una zona ristretta del Friuli.
Abbiamo anche un po’ di seminativo, che è certificato bio, mentre il vigneto lo sarà dal prossimo anno.
Il nostro mercato è prevalentemente locale: andiamo molto bene a Grado con la ristorazione , le enoteche e i bar. Andiamo anche molto bene qui ad Aquileia con il turismo .
Tutta la nostra produzione va in bottiglia, sono circa 25-28.000 bottiglie all’anno , che solitamente finiscono qualche mese prima che sia pronta la nuova annata.
Io sono da solo in vigna e da solo in cantina. Mia moglie Monica si occupa di tutto il resto che non è poco: clienti, fornitori, marketing, i social network.
Cerchiamo di curare quei cinque ettari che abbiamo più che possiamo, con fatica ma con orgoglio, perché poi riusciamo a venderlo”.
Certo che non c’è da annoiarsi.
Un filare della Cantina Puntin con Aquileia sullo sfondo La scelta del biologico“Due o tre anni fa abbiamo preso la decisione di passare in bio.
È stata una decisione ponderata perché purtroppo io ho studiato agraria negli anni 80, quando in cinque anni la parola biologico forse non l’ho mai sentita pronunciare.
I dogmi su cui ci si basava allora erano il diserbo, il concime, la riproduzione.
Ero un po’ preoccupato a passare dal convenzionale al biologico, perché l’uva e il vino per noi sono la fonte principale di reddito.
Se per esempio viene un’annata in cui parte la peronospora , come quest’anno e che in certe zone d’Italia ha fatto danni non indifferenti, allora sono guai.
Però ho deciso di provare perché ci sono le condizioni per farlo”.
Le condizioni ideali per la coltivazione biologica della vite “È difficile fare biologico quando hai tanti ettari perché devi essere tempestivo, anticipare le piogge.
Poi ci sono certe zone anche qui in Friuli che sono molto più piovose di queste.
Noi qui abbiamo il mare a tre chilometri in linea d’aria e c’è sempre una brezza, tanto che molte volte piove fino a dieci chilometri da qui e invece qui non piove, quindi è una zona abbastanza fortunata.
E anche se piove molto, come quest’anno, c’è sempre la finestra temporale per poter entrare e coprire quel che si riesce, date le nostre ridotte dimensioni.
Inoltre non abbiamo appezzamenti “stranieri” in mezzo alle nostre vigne, che sono a loro volta circondate dai nostri terreni di seminativi.
Quindi sono completamente al sicuro da eventuali “derive” di vigneti esterni non biologici .
Per questi motivi abbiamo deciso e siamo molto contenti.
Anche perché, come dicevo prima, noi lavoriamo molto con il turismo e il turista medio vuole sapere se siamo biologici.
Non si limita ad assaggiare il vino ma si informa, vuole andare a vedere il vigneto .
A noi fa molto piacere e quindi viste le dimensioni dell’azienda mi sembrava quasi scontato fare questo passo.
Qui ad Aquileia siamo in pochi, più o meno della mia dimensione, e ci conosciamo tutti.
Penso di essere la cartina al tornasole perché ho iniziato per primo e, visto che tutto procede bene, credo che nei prossimi anni anche qualcun altro seguirà.”
Le vigne viste dalla finestra della Cantina Puntin Non avevo mai realizzato che la piovosità potesse condizionare la coltivazione biologica . Perciò chiedo a Dario se ci spiega il motivo:
“La pioggia richiede trattamenti. Noi possiamo usare solo prodotti naturali, quindi rame e zolfo .
Sono prodotti di contatto, per cui quando piove vengono dilavati ed eventualmente bisogna rinnovare, mentre chi usa la molecola chimica non ne ha bisogno.
Questo perché è un prodotto sistemico, ossia entra nella linfa e protegge la pianta dall’interno, quindi se faccio il trattamento oggi e piove domani non mi interessa, sono sempre coperto.
Questo spiega quanto conta la dimensione dell’azienda. Con pochi ettari si possono ripetere rapidamente i trattamenti.
Solfiti sì o solfiti no?“Mi chiedono molto anche sull’uso dei solfiti. Noi li usiamo , naturalmente abbiamo dei limiti di legge: in bio sono circa la metà del convenzionale .
Parliamo di 150 mg/litro per i bianchi e 100 mg/litro per i rossi e noi siamo al di sotto di questi valori con entrambe le tipologie .
Però penso che un po’ di copertura con i solfiti sia necessaria, perché così il vino risulta bello, profumato, fresco, e dura più anni .
Il vino senza i solfiti probabilmente non ha i profumi così puliti, sicuramente avremo un’acidità volatile che può essere anche molto più alta e una leggera ossidazione perché non essendo coperta dalla solforosa il vino tende a ossidare.
Dunque i vini con bassi solfiti presentano delle caratteristiche diverse da quelli senza solfiti, e noi dobbiamo sapere cosa scegliamo”.
Dopo queste premesse siamo curiosi di scoprire i vini di Puntin , degni rappresentanti di questa DOC un po’ particolare del Friuli Venezia Giulia.
Vini Puntin nella sala di degustazione Conoscere i vini Puntin attraverso le tecniche di vinificazione“Queste sono le nostre tipologie per i bianchi: Friulano, Pinot bianco e il Cantium bianco , che è un uvaggio delle due varietà.
Quest’anno abbiamo piantato viti di Malvasia, ma dobbiamo attendere un po’ di anni prima di ottenere il vino.
Tra i rossi abbiamo Merlot, Cabernet franc, il Refosco dal peduncolo rosso e il Cantius rosso , un uvaggio di Refosco e Merlot.
Abbiamo chiesto a Dario di spiegarci le tecniche di vinificazione.
Qui l’ascolto si fa particolarmente interessante perchè attraverso il suo racconto emergono le caratteristiche dei vitigni e ci fa capire quanto il risultato finale dipende dalle scelte di chi li coltiva .
Cominciamo:
“Già dalla potatura invernale noi lavoriamo su un tralcio monolaterale con otto gemme, dieci al massimo, quindi circa due chili di uva per pianta .
Per darvi un’idea, quando c’era ancora mio padre, si seguiva un altro tipo di viticoltura, c’erano dieci, quindici chili per pianta.
In annate non felici questo si traduceva in uve con acidità più alta del tenore zuccherino, mentre adesso il problema è l’opposto e le gradazioni alcoliche sono sempre mediamente alte”.
Fermentazione in acciaio per tutti “Nella nostra cantina abbiamo una batteria di vasche inox coibentate, nel senso che c’è la possibilità di controllare la temperatura di fermentazione.
Anche i vini che vanno in legno fanno la prima fermentazione alcolica in acciaio , proprio per controllare la temperatura.
Poi, prima che finisca la fermentazione alcolica, alcuni vini vanno in legno.”
Ma questo lo vediamo dopo.
“I vini che finiscono la fermentazione in legno non vengono travasati e non vengono battonati fino alla primavera quando vengono imbottigliati.
La macerazione racconta il Cabernet francNon si fanno lunghe macerazioni dei bianchi . Se le uve sono sane queste durano dalle dodici alle diciotto ore.
Per il Cabernet franc la macerazione è più lunga ma non supera i cinque sei giorni. Il motivo è dovuto alla sua caratteristica di avere un sapore molto erbaceo.
Dario Puntin ci spiega che in Friuli questo vino più è erbaceo e meglio è, ma fuori dal Friuli questa caratteristica non è apprezzata allo stesso modo.
È un vino molto divisivo, che può piacere molto o per niente . Quindi si cerca di limitare questa sua caratteristica.
Per farlo, se il tempo lo permette si fa un po’ di sovra maturazione sulla pianta prima della macerazione .
Diradare o non diradare?Il Refosco invece ha un’altra caratteristica da controllare.
“È una pianta non facilissima da coltivare nel senso che è una pianta molto generosa .
Volendo puoi fare centocinquanta quintali all’ettaro senza grossi problemi. Però è un’uva che se l’annata non è perfetta fatica ad arrivare a maturazione completa, e ancora di più se c’è tanta uva.
Quindi noi ci basiamo sui settanta quintali all’ettaro .
Se la stagione è buona sarà un’ottima annata, se la stagione non è felice avremo comunque un vino da poter commercializzare.
Quindi stiamo sulle sette otto gemme al massimo e, dato che è un grappolo abbastanza grande, andiamo poi a diradare .
A meno che non ci pensi la grandine come è successo quest’anno, anche se per fortuna non è arrivata in grande quantità.
Non serve diradare i bianchi, il Merlot sì, il Cabernet no perché ha un grappolo molto spargolo e quindi già di suo non produce moltissimo.
Grappoli che maturano nei filari della Cantina Puntin Affinamento del vino: legno o acciaio?La scelta dell’affinamento svolge un ruolo cruciale.
Enfatizza il carattere che ogni vino eredita dal suo vitigno che a sua volta eredita dal terreno e dal clima, come vedremo più avanti. Ed è il vignaiolo che decide come.
Siamo perciò molto curiosi di conoscere le scelte applicate per valorizzare i vini Puntin.
C’è legno e legno La regola della cantina Puntin è che non si utilizzano barrique . Per due motivi.
Il primo è logistico. Essendo una piccola realtà, la cantina è di dimensioni limitate e lo spazio occupato da una botte da quindici ettolitri non è molto più grande di quello di una barrique che tiene all’incirca duecentoventicinque litri. Fate voi i conti.
Ma poi secondo Dario la barrique è troppo invasiva perché c’è troppo legno rispetto al vino che contiene e quindi rilascia troppi sentori.
Utilizza invece il tonneau da cinquecento litri oppure le botti grandi da millecinquecento litri .
Alla domanda sull’origine del legno, solitamente i produttori ci rispondono rovere francese o di Slavonia. Ma questa volta c’è una sorpresa.
Abbiamo scoperto l’esistenza di un mastro bottaio in Friuli . Per la precisione a San Giovanni al Natisone, della zona dei Colli Orientali del Friuli.
Pensate, Dario ci ha spiegato che questo artigiano è partito dal garage di casa sua e adesso esporta botti in tutto il mondo. Ha un bosco in Slovenia da cui ricava il legno per le sue botti.
Molto interessante, mettiamo in agenda una visita per la prossima spedizione in Friuli.
Ora che abbiamo conosciuto la filosofia di Dario Puntin sui legni, vogliamo sapere come li utilizza.
A ciascuno il suo I bianchi mono varietali, ovvero Friulano e Pinot bianco, fanno solo acciaio . Sono vini che possiamo definire estivi.
Il Cantius Bianco è un uvaggio composto da un 60% di Pinot bianco e 40% Friulano. Fa la prima fermentazione tumultuosa in acciaio.
Quando raggiunge i 10° di alcol viene messo in legno , non viene mai travasato, ma rimane sui propri lieviti fino ad aprile e poi viene imbottigliato.
Il risultato? Un vino più complesso, più strutturato . Da due vini estivi, come dice Dario, arriviamo a un vino “invernale”.
Per i rossi, o meglio per il Merlot , aggiungiamo una componente di variabilità. Infatti non c’è una regola fissa, dipende dalle annate .
Mentre l’invecchiamento del Refosco è più complicato.
Il Refosco è un vino che tendenzialmente ha un’acidità sostenuta , dunque ha bisogno di un po’ di acciaio che lo tiene più fresco, più di carattere.
È fatto mettendo metà del vino in acciaio e l’altra metà in legno . Poi viene assemblato e imbottigliato.
La parte in acciaio lo rende varietale. Mentre la funzione del legno è quella di ammorbidire il tannino . Lo rende meno aggressivo, più equilibrato, più rotondo”.
Infine il Cantius Rosso , ovvero l’uvaggio di Refosco e Merlot, viene affinato tutto in tonneau .
Il tutto si traduce in vini dalla spiccata personalità.
Vasche di acciaio inox nella Cantina Puntin Chiediamo a Dario in cosa si differenziano i vini Puntin dagli altri.
I vini di Puntin sono freschi, giovani, ma di gran carattere“Io non dico mai qui in cantina, ma anche quando ci troviamo fuori con i colleghi, che un vino è più buono di un altro.
Parlo sempre di vini diversi. Si differenziano in base al territorio dove vengono prodotti. E all’interno del territorio, da come il cantiniere lavora.
Noi qui puntiamo su un vino fresco . Abbiamo delle riserve che hanno più anni e, devo dire la verità, danno soddisfazioni.
Però la caratteristica dei nostri vini, che poi è anche quella della DOC Aquileia è quella di essere freschi, giovani . Specialmente per i vini bianchi, senza grosso impatto sulla tavola.”
Cosa significa?
“Io penso, forse a mio sfavore, che il vino debba accompagnare il pasto e non deve essere il contrario.
Ci sono certi vini buonissimi che però io non riesco a bere durante il pranzo, come quei vini bianchi che arrivano a sedici gradi e mezzo con una struttura veramente molto importante.
Degustazione alla Cantina Puntin I nostri sono vini varietali, quindi fatti con il 100% del vitigno, con i suoi pregi, ma anche i suoi difetti .
Per esempio il Friulano ha un finale un po’ amarognolo. Però il vino è così, se ti piace, questo è il Friulano.”
Apro una nota personale, perché questa schiettezza mi riempie di gioia e voglio dirvelo.
Senza fare nomi, è tutto il contrario di quei vini ruffiani che strizzano l’occhio al mercato.
No, alla cantina Puntin è prendere o lasciare.
Ma direi che in questo caso si gioca facile: si prende e basta.
Dario Puntin dunque, come avrete capito, non segue le mode . E non solo nel dare l’impronta ai suoi vini, ma anche nella scelta dei vitigni.
Anche questa è musica per le mie orecchie e spero anche per le vostre.
“Ci sono colleghi che cominciano a piantare molta glera per il Prosecco, o anche addirittura Pinot nero.
Io però non credo che questo sia un territorio adatto al Pinot nero, specialmente perché il Pinot nero beneficia della grande escursione termica che qui non abbiamo.
Qui è sempre stato un terreno di Friulano, Merlot e Refosco e noi piantiamo Friulano, Merlot e Refosco , per fare vini tendenzialmente freschi e giovani.
Abbiamo citato diverse volte il Refosco. Vi devo dire che da queste parti non è un Refosco qualsiasi.
Lo sapete che è nato qui?
Il Refosco dal peduncolo rosso, vino autoctono per eccellenzaIl Friuli Venezia Giulia è conosciuto soprattutto per i grandi vini bianchi.
Ma la DOC Aquileia è soprattutto terra di Refosco .
“Infatti, proprio a 5 km da qui, a Scodovacca, hanno selezionato questo tipo di Refosco che è il Refosco dal peduncolo rosso. Quindi essendo nato su questi terreni si è ben adattato .
All’assaggio, il refosco di Puntin ci è piaciuto moltissimo, persistente, un sapore che non stanca. Noi abbiamo assaggiato l’annata 2021, fa tredici gradi e mezzo, ma non li senti. Morbido e vellutato, non lo lasceresti più.
Dario ci ha spiegato che può arrivare tranquillamente a dieci anni, il momento migliore è a metà percorso, verso i cinque o sei anni.
Devo dire sinceramente, il miglior Refosco dal Peduncolo Rosso che ci sia capitato di assaggiare finora .
Adesso capisco cosa vuol dire appartenere al territorio di origine: esprime davvero al meglio le sue caratteristiche. Ovviamente, se c’è chi le sa valorizzare.
Ma com’è fatto questo territorio?
Clima e terreno della DOC Aquileia“La vicinanza del mare mitiga l’escursione termica , e questo spiega la freschezza dei vini.
Qualcuno dice che la mineralità dei vini bianchi viene data anche dalla vicinanza del mare perché il suo vento porta della salsedine. Ma secondo me è più legata alla tipologia del terreno .
Sicuramente la vicinanza del mare ci tiene un po’ più al riparo dalla pioggia. La costa è sempre un pochino più protetta , c’è quasi sempre una brezza che asciuga le uve e le foglie e questo ci dà una grossa mano”.
Mentre il terreno?
“Mediamente il terreno è un impasto tendente all’argilloso .
Siamo favoriti nel caso di una stagione secca perché quella poca acqua che c’è viene trattenuta .
Generalmente le falde sono alte fino a un metro e mezzo.
I nostri vigneti, a parte il Malvasia, ormai sono datati quindi hanno ramificazioni che raggiungono l’acqua nel sottosuolo”.
Pensate che nel 2022, stagione molto siccitosa al Nord come ben ricorderete, questi vigneti non hanno sofferto. E senza irrigazione. Anzi come ci spiega Dario, gli anni siccitosi sono annate molto positive :
“La pianta riesce comunque a prendersi quella poca acqua che le serve.
Se la pianta va un po’ in stress si concentra più sul frutto che sulla vegetazione, quindi non servono neanche tante lavorazioni.
Quest’anno che ha piovuto di più, siamo a cimare un giorno sì e un giorno no, perché con l’acqua e il caldo la vite germoglia tralasciando un po’ il frutto”.
E per quanto riguarda le temperature?
“Sarebbe meglio che non superassero i trenta/trentadue gradi. Se arriviamo a trentasei/trentasette gradi, facciamo due o tre trattamenti di caolino .
È una polvere di roccia che ha più funzioni.
Lo usiamo specialmente per evitare le scottature e per limitare la traspirazione della foglia perché, impastata con il caolino respira meno e quindi ha bisogno di meno acqua.
Vigna della Cantina Puntin Siamo molto soddisfatti. Abbiamo visto davvero tutto quello che c’è da sapere sui vini della cantina Puntin.
Ma c’è ancora una cosa di cui vogliamo parlarvi, che ci solleticava andando in su e in giù ogni volta che Dario ci versava un assaggio nel bicchiere.
Il carattere anche nell’etichetta dei vini PuntinCi ha attirato lo sguardo durante tutta la degustazione.
Trovo che la scelta dei colori e della grafica dell’etichetta siano particolarmente azzeccati, perciò chiediamo come nasce l’idea.
Scopriamo che, come spesso accade anche per le cose più belle, c’è lo zampino del caso, in questa versione materializzato nella forma di una giovane ragazza fresca di studi, che per promuoversi ha proposto un’idea per una nuova etichetta.
Così nasce la proposta sulla base degli input ricevuti da Dario.
L’ammonite è stata inserita del tutto provvisoriamente e casualmente, in attesa della scelta del logo, giusto per definire gli ingombri.
Ma eccola qui, l’etichetta bella e pronta che più azzeccata di così non potrebbe essere.
L’ammonite si è rivelata la scelta perfetta.
Perché qui siamo ad Aquileia e il fossile richiama l’antichità . Poi ha una forma circolare che richiama la circolarità delle stagioni. Ma anche lo scambio circolare tra uomo e natura nel processo produttivo di cui vi accennavo all’inizio.
Il quadrato colorato è un punto che richiama il nome della cantina. E attira lo sguardo.
Un’etichetta unica senza distinzioni tra il fronte e il retro della bottiglia come piace a Dario. In due colori, arancio per i vini bianchi e blu per i vini rossi, senza altre variazioni.
Semplice, netta, pulita, fresca ma originale e di gran carattere , proprio come i vini Puntin. Quale migliore presentazione o biglietto da visita?
Perché anche l’occhio vuole la sua parte e la riconoscibilità è importante.
Il chiosco dei vini PuntinBene, siamo arrivati alla fine dell’articolo, chiudo solo con una nota.
Come dicevo all’inizio, i vini di Dario Puntin si possono assaggiare nei locali di Grado. Ma ad Aquileia, proprio vicino alla splendida basilica, si trova il Melon’s Club .
Gestito dalla famiglia Puntin, è ideale per mangiare qualcosa in qualsiasi orario. Piatti semplici, ma sfiziosi, a base di verdure, o panini e piadine. A parte l’immancabile prosciutto crudo che in Friuli è davvero di qualità eccellente.
Qui avrete l’occasione di sbizzarrirvi negli assaggi, sempre che non decidiate di fare un salto direttamente alla cantina, a solo un chilometro e mezzo di distanza. Passaggio altamente consigliato.
Mi auguro di avervi fatto venire voglia di assaggiare i vini Puntin.
ContattiVINI PUNTIN Via San Zili, 14 AQUILEIA (UD) Cell: +39 333 8632648 +39 338 5648301 Email: vinidariopuntin@libero.it
Melon’s Club Viale Stazione, AQUILEIA (UD) Cell: +39 392 614 6716
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