I vini friulani , dai bianchi del Collio ai rossi dei Colli Orientali , fino ai vini macerati e ai passiti, sono un mondo più ampio di quanto sembri a prima vista.
Per un primo assaggio, tra i vitigni più rappresentativi della regione troviamo:
Vitigni bianchi friulani
Vitigni autoctoni bianchi : Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Verduzzo Friulano, Vitovska, Picolit.
Vitigni internazionali bianchi : Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Riesling.
Vitigni rossi friulani
Vitigni autoctoni rossi : Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Pignolo, Tazzelenghe, Terrano.
Vitigni internazionali rossi : Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Franconia.
Da qui in poi li incontriamo dentro le principali zone di produzione del Friuli Venezia Giulia , per orientarci tra stili e denominazioni e capire perché certe differenze si avvertono anche a pochi chilometri di distanza.
E ogni tanto un richiamo al territorio , perché per noi il vino è la chiave e il punto di partenza per leggerlo.
Cosa troverete in questo articolo
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Perché i vini friulani sono un mondo a sé
I vini friulani non esprimono solo un territorio , raccontano un intero mondo.
In Friuli anche i vitigni internazionali trovano interpretazioni molto convincenti, soprattutto nelle zone più vocate.
Perché in questa regione, così piccola eppure così ricca di territori e climi diversi , spaziando dalle montagne fino al mare , i numerosi vitigni crescono in una varietà di condizioni difficilmente replicabile.
Per non parlare della quantità di vignaioli che imprimono ai loro vini una ricchezza di interpretazioni pressoché infinita: non basterebbe una vita ad assaggiarli tutti.
Il Friuli è conosciuto soprattutto per i grandi bianchi del Collio : dalla vivace Ribolla Gialla all’austero Friulano , passando per le mille strepitose sfumature di Sauvignon .
Ma è anche la patria dei vini macerati : basta andare a Oslavia , dove Josko Gravner ha fatto la storia con le sue anfore georgiane e la sua pregiata Ribolla Gialla color dell’ambra.
E che dire dei Colli Orientali del Friuli con le sue perle rare, dal nobile Picolit fino a grandi rossi ancora troppo poco conosciuti: il prezioso Pignolo , l’eclettico Schioppettino o lo scalpitante Refosco dal Peduncolo Rosso , per citarne alcuni.
E poi, a scendere, i vini che respirano il mare o i vini dell’aspro Carso , dove nascono bianchi e rossi essenziali, come Vitovska e Terrano , che portano nel nome e nel calice l’incontro fra diverse culture.
Le zone di produzione dei vini friulani
Vi presentiamo i vini per zone di produzione, con un occhio ai vitigni chiave.
Le denominazioni sono numerose e, tra aree vicine e denominazioni “condivise”, non sempre è semplice orientarsi: per questo ci soffermiamo sulle zone più riconoscibili, quelle che ritroverete più spesso quando si parla di vini friulani.
Collio
Colli Orientali del Friuli
Carso
Friuli Isonzo
Friuli Grave
Aquileia, Annia, Latisana (le zone costiere)
Sono aree molto diverse tra loro: un vero caleidoscopio di suoli, climi, vitigni e persone.
Partiamo da due dati, perché aiutano a capire la complessità di questa regione: la superficie vitata in Friuli Venezia Giulia è di circa 20.000 ettari e più del 75% ricade in aree a denominazione.
Il 60% dell’intera produzione è costituito da vitigni a bacca bianca: certo, più della metà. Ma se pensate che il Friuli sia “solo” terra di bianchi, vi aspettano delle sorprese.
Le cantine sono circa 1.500 e, in gran parte, piccole: l’80% ha meno di 10 ettari. Se volete un piccolo assaggio, più avanti trovate anche la guida alle cantine visitate.
Il resto lo fa il territorio : in pochi chilometri si passa dalle montagne al mare, dalla collina alla pianura, con suoli e microclimi che cambiano spesso anche a breve distanza.
L’eterogeneità delle diverse zone di produzione è figlia, però, di una stessa madre.
Il Friuli Venezia Giulia è una terra dal grande passato geologico. Dove ora ci sono colline morbide e filari ordinati, una volta, tanto tempo fa, c’era il mare.
Nel corso dei millenni si è ritirato, lasciandoci in eredità un terreno straordinariamente vocato alla coltivazione della vite, tanto che qui si produce vino fin dai tempi dei Romani.
La grande varietà morfologica genera un’incredibile quantità di microclimi diversi che favoriscono la nascita di innumerevoli profumi e sapori, anche in vini figli degli stessi vitigni .
E questi microclimi si riconducono, in modi e misure differenti, al dialogo ininterrotto tra montagne e mare: venti e correnti cambiano equilibrio di continuo, e con loro cambiano i vini.
Friuli, terra di confine Il Friuli Venezia Giulia è anche una regione di confine: non solo per la geografia, ma per tutto ciò che il confine porta con sé. Qui le linee sulle mappe sono cambiate più volte, mentre vigne e paesaggi hanno continuato a dialogare.
In zone come il Collio (con la Brda ), il Carso e l’area dell’Isonzo , l’idea di “confine” diventa anche mescolamento di culture e sensibilità, e a volte si ritrova nello stile stesso dei vini.
Prima di addentrarci nelle singole zone, vale la pena ricordare che gli stessi vitigni attraversano spesso territori diversi . Cambiano i luoghi, cambiano le persone, e cambiano i vini.
Per questo qui non troverete un elenco completo dei vini di ogni denominazione, ma una selezione ragionata di quelli che aiutano a riconoscere le diverse aree del Friuli Venezia Giulia.
In una regione dove la qualità media dei vini è elevata , vi imbatterete spesso in ottime etichette anche di vitigni non citati esplicitamente nella singola zona.
DOC Collio
Collio DOC è una denominazione collinare di confine , dove l’intensa aromaticità dei bianchi si legano a suoli e microclimi molto riconoscibili. È una delle zone che più hanno costruito la reputazione “da grandi bianchi” del Friuli.
Vitigni chiave: Friulano, Ribolla Gialla, Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio.
Il territorio del Collio
Il Collio, o Collio Goriziano, comprende circa 1.500 ettari di vigneti lungo la fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia, nella parte più orientale del Friuli, al confine con la Slovenia.
Un confine quasi virtuale, perché i vigneti proseguono senza soluzione di continuità oltre la linea di confine, dove il Collio diventa Brda .
Compreso tra i fiumi Isonzo e Judrio , che lo separano rispettivamente dalla DOC Friuli Isonzo e dai Colli Orientali, il Collio gode di una posizione particolarmente favorevole, con colline ben esposte che contribuiscono all’equilibrio delle maturazioni.
ll suolo del Collio è costituito dal flysch di Cormòns , che prende il nome dalla storica cittadina asburgica, cuore pulsante di questo territorio. Si tratta di un’alternanza di marne e arenarie che caratterizza gran parte delle colline e contribuisce allo stile dei vini.
È un’area particolarmente fortunata anche dal punto di vista dell’esposizione: le colline, sviluppandosi lungo la direttrice est–ovest , offrono ai vigneti una luce costante e ben distribuita , creando le condizioni ideali per maturazioni equilibrate.
Il Collio beneficia inoltre di un microclima mite e temperato .
Le brezze favoriscono i drenaggi notturni di aria più fresca che scivola dalle pendici e si accumula nei fondovalle, mentre d’estate il rimescolamento della massa d’aria aiuta a contenere l’afa.
Un clima che risulta ideale non solo per la vite, ma anche per la finezza dei vini che qui nascono.
Orange Wine – Ribolla Gialla di Fiegl I vini del Collio
È soprattutto sui vini bianchi che il Collio ha costruito la propria fama.
Accanto ai pregiati vitigni internazionali presenti da tempo in questa zona, come Chardonnay e Sauvignon Blanc , spiccano due autoctoni che qui trovano espressioni particolarmente riconoscibili: Friulano e Ribolla Gialla .
La Ribolla Gialla è oggi uno dei vini friulani più famosi anche fuori regione e si presta a interpretazioni diverse.
Accanto alle versioni più tradizionali, negli ultimi anni è molto apprezzata anche in versione spumante , letta da molti come un’alternativa più territoriale e raffinata alle bollicine più diffuse.
Ma il Collio, e in particolare l’area di Oslavia , è noto anche per la Ribolla Gialla macerata , che cambia completamente registro: colore ambrato, profumi intensi e una profondità gustativa che racconta un modo diverso di intendere questo vitigno.
Il Collio da conoscere Nel Collio ogni strada è quella giusta: vi porterà a scoprire le mille sfaccettature del suo manto verde e dei piccoli borghi che affiorano tra le vigne. ve lo propongo in tre modalità, dalla panoramica al sentiero a piedi:
DOC Friuli Colli Orientali
Denominazione collinare tra le più complesse e identitarie del Friuli, dove la ponca e i microclimi costruiscono un mosaico di differenze anche a breve distanza. È la zona in cui la tradizione dei bianchi convive con una ricchezza rara di rossi autoctoni, legati a sottozone e storie molto riconoscibili.
Vitigni chiave: Schioppettino, Pignolo, Refosco dal Peduncolo Rosso, Friulano, Verduzzo Friulano, Picolit.
Il territorio della DOC Friuli Colli Orientali
Separata dal Collio dal fiume Judrio , la DOC Friuli Colli Orientali si estende lungo la fascia collinare della provincia di Udine e rappresenta una delle aree più complesse e identitarie del vigneto friulano.
Con oltre 2.000 ettari di superficie vitata , i Colli Orientali si distinguono per una caratteristica unica nel panorama regionale: la grande ricchezza di vitigni autoctoni rossi , accanto a una solida tradizione di vini bianchi.
Qui convivono cinque sottozone e tre DOCG , segno di una stratificazione storica e territoriale particolarmente articolata.
Il territorio si sviluppa in una continua alternanza di colline e pianure lungo la direttrice nord-ovest / sud-est, con esposizioni favorevoli e una forte varietà orografica.
Il suolo è costituito prevalentemente da ponca , il cui facile sgretolamento ha portato nei secoli alla creazione delle tipiche terrazze vitate , chiamate ronchi . Un termine che ritorna spesso anche nei nomi di vigne e aziende.
Questa complessità morfologica si riflette anche nel clima, frammentato in numerosi microclimi , talvolta differenti anche a breve distanza. Un mosaico di condizioni che contribuisce a spiegare la varietà e la personalità dei vini dei Colli Orientali.
Un esempio concreto dai Colli Orientali Se volete capire come suolo, microclima e scelte del vignaiolo incidono davvero sul vino, ho raccontato passo passo il lavoro della cantina Ermacora , nei Colli Orientali del Friuli. Dal vigneto alla vinificazione, è un esempio concreto di come nasce un buon vino in questa zona:
Ermacora ci spiega come nasce un buon vino
I vini della DOC Friuli Colli Orientali
È nei Colli Orientali che troviamo i rossi autoctoni più identitari e sorprendenti.
Tra i vitigni autoctoni più rappresentativi troviamo Schioppettino , Pignolo , Refosco dal Peduncolo Rosso e Tazzelenghe , vini di carattere, profondamente legati al territorio e alle sue sottozone storiche.
Accanto a questi, nei Colli Orientali hanno trovato da tempo una collocazione significativa anche Merlot e Cabernet Franc , che qui danno vita a interpretazioni di grande equilibrio e longevità, spesso affiancando gli autoctoni nelle scelte dei produttori.
Non mancano infine i bianchi: dal Friulano alla Ribolla Gialla , fino al Verduzzo Friulano , che in quest’area assume espressioni molto diverse a seconda dell’areale.
Alcune denominazioni raccontano da sole la vocazione di quest’area:
il Picolit , grande passito friulano, prodotto anche nella sottozona di Cialla ;
il Ramandolo , ottenuto esclusivamente da Verduzzo nei comuni di Nimis e Tarcento;
la DOCG Rosazzo , con le sue sottozone storiche, tra cui quella dedicata al vino Pignolo .
Un intreccio di vini, sottozone e denominazioni che rende i Colli Orientali una vera e propria mappa da esplorare con calma.
Cividale del Friuli, perla dei Colli Orientali Cividale del Friuli è il gioiello non solo di questa zona, ma uno dei luoghi chiave per comprendere la storia del Friuli. Non a caso è da qui che nasce il nome della regione e la sua eredità longobarda, riconosciuta dall’UNESCO, ne racconta le radici più profonde.
Cosa vedere a Cividale del Friuli e dintorni
DOC Carso
È la zona più atipica del Friuli: un altopiano di pietra e vento intorno a Trieste, dove la vite sembra avere tutto contro e invece riesce a dare vini di grande personalità. Qui il carattere del luogo entra nel bicchiere con naturalezza, in forma di sapidità, freschezza e una mineralità che non somiglia a quella delle zone collinari.
Vitigni chiave: Vitovska, Malvasia Istriana, Terrano.
Il territorio del Carso
È la zona più atipica di tutto il Friuli, dove sembra impossibile che qui si possa coltivare la vite.
Siamo sull’altopiano carsico intorno a Trieste, un territorio di pietra e vento: suoli sottili e calcarei con poca terra a disposizione.
A ridosso del mare, ma con la forte influenza della Bora, che asciuga e rende ancora più severo un ambiente già arido di suo. Non a caso, quando si parla di Carso, torna spesso l’idea di una viticoltura eroica .
I vini del Carso
Eppure la fatica è premiata da risultati straordinari. Vini sapidi, freschi e minerali che che rispecchiano pienamente l’ambiente ruvido e difficile, ma affascinante, da cui provengono, come la Vitovska .
Accanto a lei troviamo la Malvasia Istriana . È un vitigno che dà ottimi risultati in diverse zone del Friuli Venezia Giulia, asciutta e di grande armonia.
Tra i rossi, il riferimento è il Terrano , figlio della famiglia dei Refoschi acido e ruvido come la pietra e una personalità che non somiglia a nessun altro rosso della regione, legato anche alla famosa “terra rossa” del Carso, ricca di ferro.
Per comprendere davvero la natura del Carso, vale la pena guardare soprattutto sotto la superficie. Ne ho parlato raccontando la Grotta Gigante , uno dei luoghi più rappresentativi di questo territorio, dove la roccia calcarea e il tempo raccontano la stessa storia che si ritrova, in modo diverso, anche nei vini.
Nel Carso, la Grotta Gigante è la più grande al mondo
Cantina scavata nella roccia carsica
Doc Friuli Isonzo
Denominazione della provincia di Gorizia tra Collio e Carso, che segue le rive dell’Isonzo in un altopiano dolcemente digradante verso l’Adriatico. Nei vini ricorrono profumi floreali e fruttati e una struttura equilibrata che, nei bianchi migliori, può avere una bella attitudine all’evoluzione.
Vitigni chiave: Pinot Grigio, Friulano, Sauvignon, Chardonnay, Malvasia Istriana; Merlot, Cabernet.
Il territorio della Doc Friuli Ionzo
In provincia di Gorizia, la DOC Friuli Isonzo (o Isonzo del Friuli) si distende tra Collio e Carso e scende verso il mare seguendo il corso del fiume Isonzo, che dà il nome a questo territorio.
Qui il fiume non è solo un riferimento geografico: nel tempo ha modellato il paesaggio con le alluvioni e con i depositi di ghiaie trasportate a valle dalle acque di scioglimento dei nevai, creando suoli di tipo alluvionale spesso ben drenanti.
All’interno della denominazione si distinguono due grandi anime: le Rive Alte , più a nord, ricche di argille impastate con ghiaie rosse , e le Rive di Giare , più a sud, con terreni calcarei a ghiaie bianche e la presenza di sabbie portate dal vicino Adriatico.
Anche il clima è un gioco di equilibri: la Bora , fredda e secca, si alterna allo Scirocco , caldo e umido, con una prevalente influenza mitigatrice del mare.
In linea di massima, l’area tra Gorizia e Cormòns è più fresca e vede una maggiore presenza di varietà a bacca bianca, mentre tra Gradisca d’Isonzo, Romans e Mariano il contesto è più caldo e la varietà a bacca rossa è più rappresentata.
I vini della DOC Friuli Isonzo
È una DOC ampia e sfaccettata.
Nei bianchi trovate spesso espressioni molto nitide e complete, con una struttura che in diversi casi li rende interessanti anche nel tempo.
Tra i vitigni più riconoscibili ci sono Friulano , Pinot Grigio , Sauvignon , Chardonnay , Malvasia Istriana , oltre a Verduzzo Friulano e ad alcuni aromatici come Traminer e Moscato Giallo .
Per la foto di questa sezione ho usato un Pinot Grigio di Lis Neris : mi è capitato di riaprirlo a distanza di anni e mi ha ricordato quanto, in questa denominazione, anche un bianco possa avere passo e tenuta.
Tra i rossi compaiono anche Merlot e Cabernet , spesso giocati più sull’equilibrio che sulla potenza, accanto ad altre varietà previste dalla denominazione.
Lungo le rive dell’Isonzo L’Isonzo è il filo che attraversa questa denominazione: un paesaggio d’acqua e ghiaie che accompagna i vigneti e aiuta a capire l’identità dell’area. Qualche nome lungo il suo corso: Gorizia , Gradisca d’Isonzo e (Fogliano Redipuglia) , fino alla foce verso Grado .
Pagina del Turismo FVG sull’Isonzo
Doc Friuli Grave
La DOC Friuli Grave è la denominazione più vasta del Friuli e prende il nome dalle grave , le ghiaie e i ciottoli che in molte vigne si vedono davvero tra i filari.
Suoli poveri e drenanti che, scaldandosi e raffreddandosi rapidamente, accentuano gli sbalzi termici tra giorno e notte e contribuiscono a vini spesso giocati su linearità e freschezza.
Vitigni chiave: Friulano, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Riesling; Merlot, Cabernet, Pinot Nero.
Il territorio della Doc Friuli Grave
Siamo nell’alta pianura, a cavallo del Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine: un territorio di origine alluvionale, costruito nel tempo da fiumi e torrenti che hanno portato a valle ghiaie e ciottoli calcareo-dolomitici.
E il nome “grave” dice proprio questo: sassi, ghiaie, terreni poveri e drenanti. In alcune aree prendono anche il nome di Magredi , “terre magre” dove l’acqua scorre via in fretta e il paesaggio cambia volto.
Questa presenza di pietre, spesso visibile anche in superficie, contribuisce all’escursione termica tra giorno e notte: di giorno i ciottoli accumulano calore, di notte lo rilasciano. E nel profilo dei vini, spesso, si ritrova quell’equilibrio tra maturità e freschezza.
Una curiosità per gli appassionati: anche a Bordeaux esiste un’area chiamata Graves , legata ai suoli ghiaiosi; è lì che si trovano anche denominazioni celebri per vini dolci come Sauternes . Un’assonanza che aiuta a fissare l’immagine: ciottoli sotto le vigne.
I vini della DOC Friuli Grave
In una denominazione così ampia, lo stile cambia molto da zona a zona, ma i bianchi qui trovano spesso una lettura lineare e nitida.
Tra i vitigni più rappresentativi si incontrano Friulano, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon e Riesling; tra i rossi, soprattutto Merlot e Cabernet, oltre al Pinot Nero e ad altre varietà previste dalla denominazione.
Il Grave da conoscere Per dare un volto a questa denominazione vale la pena tenere a mente i Magredi , le “terre magre” di ghiaie e praterie che spiegano bene l’idea di grave . E poco più a nord, su un colle che guarda la pianura, San Daniele del Friuli è un nome degno di nota, da visitare non solo per il Prosciutto di San Daniele .
Cosa vedere a San Daniele del Friuli e dintorni
DOC costiere: Friuli Latisana, Friuli Annia, Friuli Aquileia
Nella bassa pianura, tra fiumi e laguna, il mare Adriatico e la ventilazione disegnano un contesto diverso dalle zone collinari. Nei vini torna spesso una cifra comune: freschezza e armonia, con espressioni piacevoli anche in gioventù.
Vitigni chiave: Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay; Merlot, Cabernet. Nell’area di Aquileia, Refosco dal Peduncolo Rosso.
Il territorio delle DOC costiere
Le tre denominazioni si collocano in un paesaggio di pianura dove i suoli cambiano spesso in pochi chilometri: sabbie, argille e depositi alluvionali legati ai corsi d’acqua.
Friuli Latisana guarda verso la foce del Tagliamento; Friuli Annia prende il nome dall’antica Via Annia; Friuli Aquileia gravita attorno alla città romana e alla laguna di Grado.
I vini delle DOC costiere
Non c’è un solo vitigno “bandiera”: convivono autoctoni e internazionali.
Nei bianchi ritroverete profumi floreali e fruttati e un equilibrio che punta più sulla bevibilità che sull’effetto; tra i rossi tornano spesso Merlot e Cabernet, mentre attorno ad Aquileia il Refosco è di casa.
Una curiosità: a Scodovacca , poco fuori Aquileia, un cartello all’ingresso del paese parla di “Territorio del Refosco”. Un dettaglio di territorio che dice molto sulla presenza storica di questo vino nella bassa friulana.
Lungo la costa Queste denominazioni guardano alla fascia lagunare e all’Adriatico: un paesaggio che si riconosce nella laguna di Marano e nella laguna di Grado . E poco più all’interno, Aquileia resta il nome che tiene insieme storia e territorio.
Visitare Aquileia, antico gioiello dell’Umanità
Approfondimenti ufficiali
Per chi vuole andare oltre questa panoramica e consultare riferimenti istituzionali sulle denominazioni del Friuli Venezia Giulia:
UNI.DOC FVG (Unione dei Consorzi Vini DOC del Friuli Venezia Giulia)
Federdoc : elenco delle DOC e DOCG del Friuli Venezia Giulia
Dove assaggiare i vini friulani: cantine, viaggi e sapori
Non potevamo dare vita a Invitinere se non fossimo stati convinti di una cosa: il vino va assaggiato dove nasce.
Incontrare il vignaiolo che l’ha prodotto e ritrovarne la personalità nel bicchiere, vedere l’ambiente e i paesaggi in cui prende forma e la botte in cui riposa. E assaggiarlo con i sapori che vengono dalla stessa terra.
È proprio tutta un’altra cosa. E quando tornerete a casa e aprirete la bottiglia acquistata, come per magia assaporerete anche i ricordi.
Così abbiamo raccolto alcuni percorsi possibili, tra cantine, sapori e idee di viaggio.
Domande sui vini friulani
Qual è il miglior vino friulano?
Non esiste un “migliore” in assoluto: dipende da gusto, occasione e budget. Un buon modo per orientarsi è partire dalla zona (Collio, Colli Orientali, Carso, Grave, Isonzo) e dai vitigni che la raccontano.
Qual è il vino rosso friulano più famoso?
Più che un solo nome, i rossi simbolo cambiano a seconda del territorio. Tra i più identitari trovate Refosco dal Peduncolo Rosso e Schioppettino ; accanto a loro, Pignolo , Tazzelenghe e, sul Carso, Terrano .
Che vini si fanno in Friuli?
Soprattutto bianchi, ma anche rossi importanti e spumanti. Tra gli autoctoni: Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Vitovska (e, tra i dolci, Picolit ). Tra gli internazionali sono frequenti Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay, Riesling ; nei rossi compaiono spesso anche Merlot e Cabernet .
Quali sono i vini friulani bianchi più tipici?
Se volete partire dagli autoctoni: Friulano e Ribolla Gialla , Malvasia Istriana e Vitovska sul Carso. Poi ci sono le ottime interpretazioni di Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio .
Quali sono i vini friulani rossi più tipici?
Per carattere e identità: Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Pignolo, Tazzelenghe e Terrano . In molte zone trovate anche rossi da uve internazionali come Merlot e Cabernet .
Qual è il vino friulano più costoso?
Dipende: prezzi e “top di gamma” cambiano per cantina, annata e disponibilità. In generale salgono soprattutto i vini rari e a bassa produzione (per esempio alcuni passiti o selezioni), più che una singola DOC “in automatico”.