Il Bricco del Cucù , piccola cantina dell’Alta Langa produce un ottimo Dolcetto di Dogliani DOCG che qui potete assaggiare in diverse interpretazioni, autentica espressione di un territorio fuori dalle rotte più battute.
Fondata nel 1990 da Dario Sciolla , la sua storia ha radici ben più antiche. Ci porta in una Langa “di confine” fatta di povertà e contrabbando, ben diversa da quella che conosciamo oggi.
Ci mostra una cantina del Seicento perfettamente conservata, dove ancora riposa il Dolcetto del Bricco del Cucù , prima nelle sue grandi botti e poi nelle bottiglie impreziosite da etichette che raccontano di un fumetto del Quattrocento.
Ci svela una leggenda, o più semplicemente una storia di saggezza contadina che ha ispirato l’origine del nome.
Partiamo subito da qui: in questa clip di 44 secondi Dario Sciolla ci spiega perché “Bricco del Cucù”.
Cosa troverete in questo articolo
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Bricco del Cucù un nome, un territorio
Siamo in Alta Langa, a Bastia Mondovì.
In quello splendido e complesso microcosmo chiamato Langhe suddiviso in due aree ben distinte dalle diverse altitudini.
La Bassa Langa è quella più conosciuta, è la Langa del Barolo per intenderci. Poi c’è l’Alta Langa , dalle alte e selvagge colline che sfiorano i 900 metri di altezza, ricche di boschi e di noccioleti, oltre che di vigneti.
Qui si trova il Bricco del Cucù con le sue querce secolari e il suo cuculo, che ha dato il nome alla cantina.
Avete ascoltato Dario e vi siete chiesti perché proprio il cuculo doveva nidificare entro il 10 aprile?
C’è una spiegazione: l’arrivo del cuculo coincideva con il tempo in cui la vite si svegliava dal letargo e da lì si poteva calcolare l’inizio della vendemmia, se regolare o tardiva.
Piccole storie di vita di Langa che vivono ancora grazie a questa piccola cantina così generosa nel valorizzare il suo territorio. E siamo solo all’inizio.
Bottiglie di Dogliani con il logo
Il Dolcetto di Dogliani del Bricco del Cucù
Il Bricco del Cucù produce quasi esclusivamente Dolcetto di Dogliani , declinato in diverse interpretazioni.
A parte un unico bianco, ricavato dall’Arneis mescolato con il Sauvignon Blanc .
Mentre il Dolcetto è disponibile vinificato in purezza nella versione base e riserva , o assemblato con il Merlot . Passando dal rosato al passito.
In tutto circa 20.000 bottiglie l’anno su nove ettari, prodotte seguendo tutte le fasi di vinificazione , dalla potatura alla vendemmia e poi in cantina, dalla vinificazione all’imbottigliamento, applicando una viticoltura sostenibile per l’ambiente.
Ma ascoltiamo Dario Sciolla mentre in due minuti ci presenta il Bricco del Cucù e i suoi vini .
Le cinque declinazioni di Dolcetto
Il Dolcetto in Piemonte è sempre stato il vino quotidiano. Sì, ma quale Dolcetto ?
Perché in Piemonte ci sono ben quattordici denominazioni di Dolcetto, di cui solo tre sono DOCG : il Dolcetto di Dogliani, di Diano D’Alba e di Ovada.
Dunque è un vino di una certa importanza, anche se tuttora è ancora un po’ discriminato. Certo, nascere in Piemonte e non chiamarsi Nebbiolo o Barbera, per un vitigno è vita dura.
Un vino per tradizione da bere giovane, considerato un vino non longevo.
Ma dipende da come lo vinifichi .
E al Bricco del Cucù troviamo cinque diverse etichette di Dolcetto.
Langhe DOC Rosato
Dolcetto 100% vinificato in bianco
Affinamento: 6 mesi in acciaio + almeno 1 mese in bottiglia
Colore intenso per la naturale carica cromatica del vitigno
Fresco, conviviale, perfetto per l’estate
Abbinamento ideale: i classici tajarin al ragù, un piatto simbolo della tradizione langarola
Langhe DOC Dolcetto L’Impronta
Dolcetto base
Macerazione di 5 giorni sulle bucce
Affinamento: 4 mesi in acciaio
Vino quotidiano, semplice e diretto
Abbinamento ideale: pane e salame
Dogliani DOGC
100% Dolcetto, solo le uve migliori
Macerazione sulle bucce per 5 giorni
Affinamento: 6 mesi in acciaio + 1 anno in bottiglia
Di medio corpo, profumi di frutta, nota evidente di ciliegia
Abbinamento ideale: ravioli del plin con sugo d’arrosto
San Bernardo – Dogliani DOCG Superiore
Vigna storica di oltre 45 anni ,
Sovramaturazione in vigna per aumentare concentrazione e struttura
Vinificazione: 10 giorni di macerazione sulle bucce
Affinamento: 18 mesi in botti di rovere piemontese + 5 anni in bottiglia
Note: gusto rotondo, potente ma equilibrato, la riserva più importante della cantina
Abbinamento ideale: il rinomato formaggio piemontese Castelmagno
Come ossigenare il San Bernardo prima di berlo
Va ossigenato un paio d’ore prima di berlo. Come?
Aprite la bottiglia, versatene lentamente un goccio in un bicchiere in modo da esporre con il movimento il vino all’ossigeno.
Poi richiudete il vino con la sola capsula a cui avrete fatto in cima un paio di fori e aspettate due ore.
Questo vino è anche un’ottima scusa per una piacevole digressione.
La vigna si raggiunge a piedi dalla cantina, in
meno di un chilometro. Una volta in cima, accanto al Sacrario di San Bernardo che dà il nome al vino, lo sguardo spazia dall’arco alpino con il Monte Bianco all’Alta Langa.
Un luogo simbolico e panoramico che dà il nome a questo Dolcetto superiore: la sua massima espressione.
Rancin – Passito da uve Dolcetto
100% Dolcetto da vendemmia tardiva
Appassimento in cassette
Vino raro, prodotto in pochissime bottiglie
Note: dolce ma non stucchevole
Abbinamento ideale: da solo, a fine pasto
Il nome Rancin , che in piemontese significa “avaro”, ricorda proprio la sua scarsissima disponibilità. Ma c’è un altro significato, che lo lega al Diavolisanti e al prossimo vino, ci arriviamo tra pochissimo.
Il Livor, unico bianco del Bricco del Cucù
Chiudiamo la panoramica sui vini del Bricco del Cucù con l’unico bianco.
Blend di Arneis e Sauvignon Blanc
Vinificazione in bianco, 20 giorni a temperatura controllata
Affinamento: 6 mesi in acciaio sulle fecce fini
Note: struttura dell’Arneis bilanciata dai profumi del Sauvignon
Colore: giallo paglierino intenso
Abbinamento ideale: risotto ai gamberi
Il nome Livor si traduce con invidia dal latino. Uno dei vizi capitali come l’avarizia che ti portano dritto tra i diavoli dell’inferno.
Ma cosa c’entrano?
Il Bricco del Cucù, tra arte, vino, storia e territorio
Visitare il Bricco del Cucù è una bella occasione per immergersi non solo nel suo territorio, ma anche nella sua arte e nella sua storia.
Le etichette e i nomi dei vini del Bricco del Cucù sono un modo sorprendente per valorizzare un autentico gioiello che si trova a soli 4 km dalla cantina: la chiesa di San Fiorenzo, a Bastia Mondovì .
Una piccola chiesa di campagna che, inaspettatamente, all’interno custodisce un intero ciclo di affreschi gotici del 1472 , tra i più importanti del Piemonte.
Rappresentazioni del Cristo, degli Evangelisti, del Paradiso, dell’Inferno, con i suoi vizi capitali, come un fumetto per spiegare la Bibbia ai viandanti che percorrevano la via del sale , dove si trovava la chiesa.
Immagini vivide e potenti che dovevano stupire, scelte dal Bricco del Cucù per raccontare un altro volto di questo bellissimo territorio, tra arte e storia.
In un intreccio di storie, la Chiesa di San Fiorenzo sulla via del sale ci porta in un altro mondo e a un altra leggenda: l’origine della bagna cauda .
L’origine della bagna cauda
Durante una visita al Bricco del Cucù, ci hanno raccontato che secoli fa in Piemonte c’era il mare, o meglio, il territorio della Savoia arrivava fino a Nizza.
I Savoia controllavano la via del sale, imponendo dei dazi, e per evitarli si portava il sale di contrabbando camuffato dentro le casse di acciughe.
Da questa storia nasce la bagna cauda: un piatto povero creato dalla sovrabbondanza di acciughe, che certo non si potevano buttare, abbinate all’aglio di produzione locale.
Le acciughe erano merce di scambio con l’uva Dolcetto che si portava a vinificare e questo spiega la loro diffusione sul territorio, base di altri piatti della tradizione delle Langhe.
Piatti che descrivono un’antica povertà, dove le acciughe venivano appese e poi battute con il pane raffermo per afferrarne solo il gusto senza consumarle.
Affreschi gotici in etichetta
Con un po’ di ironia, Dario ci spiega in particolare la scelta dell’etichetta del suo Diavolisanti con l’immagine speculare tratta da una scena del Paradiso e dell’Inferno.
La famiglia Sciolla ha radici molto antiche, abita qui da sempre e sebbene non ci sia una documentazione ufficiale, la sua cantina risale presumibilmente al Seicento .
La sua struttura racconta molto dell’antica gerarchia contadina : da una parte, le arcate a botte più eleganti, destinate ai signori; dall’altra, la zona più spartana riservata ai mezzadri.
Era la base di una torre, abbattuta, come spesso accadeva, per lasciare spazio alle nuove costruzioni. Ma la cantina ha continuato a svolgere pienamente il suo compito.
Dietro ai mattoni originali si trova il tufo : una marna calcarea bianca, frutto dell’erosione millenaria del fiume Tanaro.
È proprio il tufo a rendere impermeabile il terreno, una caratteristica tipica delle Langhe, e a garantire un’umidità naturale e costante. Una condizione ideale per la conservazione del legno e quindi del vino.
La visita in cantina è parte dell’esperienza, così come la passeggiata nei vigneti e la degustazione finale, che spesso si accompagna a piatti del territorio.
Dario ci racconta tutto questo nel video che segue:
Organizzare la visita
Come ci raccomanda Dario la prenotazione è molto importante per dare la possibilità di organizzare al meglio la visita.
Oltre ai vini in degustazione la famiglia Sciolla propone anche serate a tema: per esempio la cena con bollito misto e quattro annate di Diavolisanti , organizzata nell’autunno del 2025.
Degusterete anche la famosa nocciola di langa, tra le migliori italiane , di loro produzione.
Ecco dove si trova il Bricco del Cucù :
Contatti
BRICCO DEL CUCU’ Frazione Bricco 10 12060 Bastia Mondovì (CN) TEL +39 331 7725290 visite@briccocucu.com
Cantina del Bricco del Cucù
Weekend enogastronomico in Langa
Il Bricco del Cucù si trova in una posizione perfetta per scoprire l’Alta Langa.
Oltre agli splendidi affreschi di Bastia Mondovì, potete raggiungere facilmente la bella Mondovì e lo straordinario Santuario di Vicoforte , con la cupola ellittica più grande del mondo.
Oppure potete dirigervi a Dogliani , punto di riferimento importante per il mondo enologico, con una bella enoteca del Dolcetto e molte altre frecce al suo arco.
O ancora, potete perdervi tra le colline e i borghi dell’Alta Langa (link esterno).
Dario Sciolla è anche uno dei protagonisti del nostro articolo Weekend enogastronomico nelle Langhe e Roero , dove abbiamo raccolto i consigli, dalla viva voce dei produttori , su quali vini assaggiare, quali prodotti acquistare e cosa visitare.
Veduta di Alta Langa
Un altro racconto da leggere
A 600 km da qui, dall’altro capo del Nord Italia, c’è un altro produttore che ha scelto di valorizzare il proprio territorio raccontandolo attraverso le etichette dei suoi vini.
Siamo in Friuli, nella provincia di Pordenone, dove la cantina Emilio Bulfon ha ridato vita a vitigni antichi in via di estinzione, e racconta il territorio anche attraverso una preziosa testimonianza: gli affreschi di un’altra piccola chiesa.
Se conoscete altri esempi, scrivetemi: sarò felice di approfondire.