Sono tanti i modi di viaggiare, ma avete mai pensato di farlo con un vino, per esempio con il Friulano dei Colli Orientali ?
A Corno di Rosazzo, un piccolo paese nell’estremo oriente italiano, c’è un palazzo del Settecento che ospita la sede del Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo .
Tra le sue iniziative ce n’è una che ho apprezzato particolarmente: la Tasting Academy , dove Matteo Bellotto ci ha accompagnato in una degustazione diversa da ogni altra.
Una degustazione sui generis anche nell’ordine delle etichette: abbiamo abbandonato le regole classiche per arrampicarci letteralmente sulle montagne russe, viaggiando su e giù per i Colli Orientali.
Con sei calici sorprendentemente diversi, tutti di Friulano , portabandiera dell’intero Friuli.
Siamo usciti con una consapevolezza nuova di questo vino orgoglioso e del suo territorio e ora la condividiamo con voi.
Perché come ci dirà Matteo Bellotto, “ci sono dei vini che possono piacerti, ma del Tocai puoi solo innamorarti ”.
Cosa troverete in questo articolo
Toggle Dove siamo: Colli Orientali e Tasting AcademyLa Doc Friuli Colli Orientali è una prestigiosa denominazione del Friuli Venezia Giulia ricca di DOCG e sottozone.
Tra queste c’è la DOCG Rosazzo , con le sottozone Ribolla gialla e Pignolo di Rosazzo. Un’area di grande rilevanza storica per la vite, legata da secoli all’Abbazia di Rosazzo che ne ha accompagnato la coltivazione.
Siamo nel cuore della produzione vitivinicola e ve ne accorgerete dalla quantità di vigneti che vi circondano e di cartelli direzionali delle cantine.
A Corno di Rosazzo, si trova anche la sede del Consorzio Colli Orientali del Friuli Venezia Giulia nella Villa Nachini – Cabassi (1720 circa) annoverata tra le prime Ville venete in Friuli.
Al primo piano vi accoglie la Tasting Academy e qui ci accoglie Matteo Bellotto , che ci conduce nel magico mondo del Friulano dei Colli Orientali.
Il Friulano dei Colli Orientali secondo Matteo BellottoSul sito ufficiale del Consorzio troviamo questa presentazione: “Filosofo, sommelier e studioso della storia e della cultura friulana, si definisce un tocainomane .”
Direi che c’è tutto quello che dobbiamo sapere su Matteo.
Cominciamo il viaggio proprio con le sue parole: in questo video di un minuto e mezzo, gli abbiamo chiesto di raccontarci il Friulano.
Un minuto prezioso, che vale la pena riascoltare. Qui sotto vi riporto le sue parole.
Il Tocai friulano come uva, il Friulano come vino è in assoluto il più grande lettore e narratore della terra dove viene piantato.
Poter assaggiare i diversi tipi di Friulano prodotti da nord a sud nei Colli Orientali ci dà un quadro meraviglioso degli accenti che questo vino riesce a far emergere.
In Tasting Academy abbiamo sempre un dispenser dedicato al Tocai friulano. Assaggiarlo significa immergersi nella visione della geografia di questo luogo.
È come andare a vedere ogni tessera del mosaico che tiene insieme l’opera e fa emergere la bellezza delle diversità. Ci tiene tutti uniti proprio per questo.
Perché il Tocai friulano riesce a rispettare le diversità dei luoghi, le singole identità, gli accenti, i venti, i microclimi, la terra, e le annate.
E ne vengono fuori la sua costanza di produzione e la diversità del modo in cui si esprime: sono la vera anima di questo luogo, di questa terra.
Ci sono vini che possono piacerti, ma del Tocai puoi solo innamorarti.
Matteo Bellotto Una spiegazione è d’obbligo. Fino al 2007 il vino Friulano si chiamava Tocai, poi il nome è stato modificato per evitare confusione con il vino ungherese Tokaji. Dunque Tocai e Friulano indicano lo stesso vino, mentre “Tocai friulano” è il nome del vitigno.
Una degustazione come viaggio: le montagne russe del FriulanoL’introduzione al Friulano di Matteo dà il senso del suo amore per la sua terra e per i vini a cui dà vita.
Il lavoro che ha fatto con la squadra del Consorzio è incredibile: ha mappato vigna per vigna l’intero territorio della DOC Friuli Colli Orientali , creando un enorme database.
I dati si leggono sulla mappa per zone che si colorano a seconda dei parametri scelti, come tipo di terreno, clima e molto altro.
Così, come vedrete tra poco, mentre noi degustiamo un vino possiamo osservare sulla mappa interattiva il punto da dove proviene e perché ha quei profumi e quei sapori.
Un sistema molto intuitivo e molto prezioso.
Un viaggio che non segue le regoleNella degustazione di Friulano non abbiamo seguito l’ordine classico partendo dal vino più leggero in un graduale crescendo.
Matteo invece ci ha fatto salire e scendere come sulle montagne russe, giocando sui contrasti e non importa se bisogna assaggiare al contrario, perché così cogli appieno gli estremi senza diluirli in passaggi intermedi.
Non avevamo mai fatto una degustazione così, ma che bello, ci ha restituito il senso di un vitigno e di un territorio come non era mai successo.
Prima tappa: Friulano in anforaPartiamo subito con un Friulano che sorprende. Non è certo il vino da cui partire per conoscerlo. Ma se sai cosa stai bevendo, ti rendi conto che siamo partiti davvero in quarta.
Il primo calice arriva da Castello Santanna : un Friulano 2021 che nasce da una macerazione lunga in anfora (fino a fine fermentazione, circa 35–37 giorni ). Poi resta un anno in anfora e minimo due anni in bottiglia prima di uscire.
Matteo lo dice subito: è raro trovare un equilibrio così su un Friulano con una macerazione di questo tipo. Di solito, quando si spinge così tanto, compaiono spigoli, note meno pulite. Qui invece no.
Al naso si apre su note che richiamano la camomilla , quasi il karkadè , e poi si fa balsamico . È un vino che chiede uve “oltre la perfezione” per reggere questo tipo di lavoro.
In bocca ha un grado alcolico importante, ma quello che colpisce è la tenuta: la sensazione di salivazione resta alta, l’acidità rimane “bella, pura”. Il finale non gira sull’amaro, mantiene una traccia di frutta passita e una chiusura composta.
Matteo lo mette in una categoria a sé.
Non perché sia “un’esagerazione”, ma perché è una visione profonda, diversa, non è l’idea “normale” del Friulano. È, semmai, il bicchiere che ti fa capire quanto lontano può arrivare questo vitigno.
Lui lo chiama anche un vino “divisivo”: c’è chi se ne innamora e chi resta legato a un’idea più tradizionale di Friulano come vino da accompagnamento. Ma dentro un viaggio sul Friulano, questa tappa non può mancare.
Dall’anfora al legnoPassiamo a un altro vino totalmente fuori dagli schemi, a un’altra scelta coraggiosa: un Friulano in barrique .
Prima di assaggiarlo però, vogliamo capire bene la differenza che c’è tra anfora e legno, soprattutto quando parliamo di un’uva delicatissima come quella del Tocai friulano.
Matteo, spiega, l’anfora è un amplificatore : non aggiunge aromi, ma rende più evidente quello che l’uva e il territorio già raccontano.
Il legno, invece, può diventare più invasivo , soprattutto se non è dosato con grande attenzione. Su un’uva così sottile il rischio è che il contenitore prenda il sopravvento sul vino.
Insomma, una scelta non facile, che arriva da una produttrice toscana, nata in terra di rossi e di legni.
Un vigneto piccolissimo di appena due ettari , e uno sguardo esterno, libero dai modelli più consolidati della zona, che sceglie di applicare un linguaggio diverso a un vitigno friulano, per darci un ’altra interessantissima lettura.
Assaggiamo un Tocai friulano assemblato con una piccola percentuale di Malvasia, di Augusta Bargilli : un vino inatteso.
Al primo impatto avvertiamo indistintamente lo zafferano. La chiusura tende un po’ all’amaro, l’acidità scende e il sorso cambia andamento, seguendo una parabola, e proprio questo movimento racconta la sua complessa personalità.
La forza del terroirAncora una sorpresa, totalmente inaspettata.
Matteo ci mostra una bottiglia che in etichetta riporta ancora la dicitura Tocai friulano . Un dettaglio che dice già molto: significa che siamo prima del 2007. E infatti l’annata è la 2006 .
Non solo. Ci avverte che la bottiglia è aperta da una settimana.
Un vino che ha retto più che degnamente il passare del tempo, ma quello che spiazza è che stiamo assaggiando un vino della linea base della cantina Butussi .
Matteo ci tiene a sottolinearlo: “vino base” significa che è pensato per essere venduto subito , portato a casa e aperto a pranzo, non per l’evoluzione.
Eppure eccolo qui, con i suoi anni sulle spalle e con il beneficio dell’apertura, perché è davvero aperto da una settimana.
A colpire è il colore, e la pulizia che rimane in bocca. C’è una parte ossidativa, certo, ma non è quella che resta impressa.
Resta piuttosto l’idea che il vino, lasciato in una stanza, “profuma la stanza”, e che tutto questo succeda su un bianco che non nasceva per stupire dopo quasi vent’anni.
Matteo ha una spiegazione semplice e potente:
“Qui capisci che cosa vuol dire il terroir. Il terroir lo misuri nel tempo. Un vino di pianura non ti fa questa cosa, perché vira molto prima verso l’ossidazione. La pulizia di questo vino è impressionante. Dopo diciannove anni è ancora vivo, altroché se è vivo .”
È un’annata calda, la 2006. All’epoca non si guardavano gli zuccheri come oggi, ma il pH, il momento giusto della raccolta. Scelte che oggi tornano tutte nel bicchiere.
Stiamo facendo davvero un’esperienza che non capita tutti i giorni. E non è ancora finita.
Uno sguardo al territorioAssaggiamo un altro Friulano eccellente, firmato Aquila del Torre , e qui la parola chiave è biodinamica .
Matteo ci racconta che l’azienda lavora in biodinamica e che dietro non c’è solo un’idea, ma un metodo fatto anche di pratiche misurabili . In cantina la direzione è coerente: fermentazione spontanea e un’impronta essenziale.
L’interpretazione punta a un carattere più “atipico”, senza trucco e senza sovrastrutture. Non a caso in etichetta compare la sigla “At”: sta per Aquila del Torre, ma anche per atipico .
Un vino vivace , con una freschezza che invita al sorso e un finale appena ammandorlato.
Un’altra magnifica interpretazione del Friulano dei Colli Orientali e un’occasione per parlare di paesaggi .
Perché nasce in un luogo che vale la visita e Matteo ci suggerisce una passeggiata che fa molto spesso: semplice e bella.
Si parte da Savorgnano , si entra nel bosco, si attraversano i vigneti e poi, all’improvviso, si esce su un punto in cui si vede l’“abbraccio” dell’anfiteatro: i Colli Orientali distesi davanti, fino al mare.
Mi riprometto di farla nel momento in cui la vegetazione è al suo massimo, una meta perfetta per gli enoviandanti.
La mappa entra nel bicchiereSeguendo la sua sinusoide, Matteo ora ci fa tornare indietro. Ci presenta il Friulano di CaFelice , vinificato in modo lineare: niente legni, niente anfore, solo acciaio. Un vino semplice .
Siamo andati alla casella di partenza e qui cominciamo il gioco.
Questo Friulano arriva da Nimis , nell’area più a nord dei Colli Orientali, e ha una particolarità: una spiccata acidità .
Matteo ci spiega che più si sale verso nord, più le acidità tendono a crescere. In parte è una conseguenza naturale: dove fa più fresco l’acidità rimane più alta. Ma non basta, qui le distanze non sono così forti, c’è dell’altro.
Grazie alla mappa interattiva, Matteo può evidenziare i suoli calcarei . Così scopriamo un punto inequivocabile, isolato da tutto il resto, proprio a Nimis.
Lo stesso calcare che troviamo nel Carso, ma non nel resto dei Colli Orientali. Una presenza calcarea marcata che spiega perché l’acidità di questo Friulano sia diversa , più verticale, più netta.
Matteo parla di valori che superano tranquillamente i sei grammi di acidità, soprattutto su vigne più vecchie.
Ed è qui che il vino, da semplice, diventa rivelatore: la freschezza non è solo una sensazione, ma una conseguenza diretta del luogo.
Vi assicuro che assaggiare il vino mentre si osserva la mappa fa un certo effetto: ti fa toccare con mano il territorio.
Matteo lo dice chiaramente: se dobbiamo scegliere un Friulano come aperitivo e non ci ricordiamo l’etichetta, ci basta conoscere la geografia dei Colli Orientali. E il terroir non può prescindere da questo:
“Il Tocai è molto coerente con la geografia del luogo. A Nimis non ti ritroverai mai, per vocazionalità microclimatica e di terreno, e anche per cultura delle persone, qualcosa che non abbia un’amplissima e forte bevibilità. Perché là non si beve un taglietto. ”
E così il terroir entra nelle abitudini.
Ma questo vino non è solo acidità. È un Friulano di grande equilibrio: bello, snello, agile, profumato. E anche questo, dice Matteo, viene dalle condizioni diverse che si incontrano lassù, a Nimis.
Ultima tappa: al di là dei ColliPer chiudere questo viaggio del Friulano, così ricco di contrasti, Matteo ci fa varcare il confine dei Colli Orientali: appena due chilometri, ma entriamo in un mondo diverso.
E la comparazione arriva netta, immediata. Riconosciamo l’impronta del Collio anche senza conoscere il produttore: il vino parla da solo.
Assaggiamo un Tocai friulano di Pascolo , annata 2023.
Il Collio lo senti già al naso: torna quella nota di ponca , quasi di pietra . E in bocca cambia l’assetto del sorso: più pienezza , più rotondità , una potenza diversa.
Non c’è altro da aggiungere: uno stile diverso firmato in primis dal territorio, dal rinomato Collio.
Ed è proprio questo confronto che, assaggiato dopo una parata di Friulani così diversi, restituisce in un colpo l’identità dei Colli Orientali .
È la magia dei confini, dove la pluralità diventa identità specchiandosi nell’altro. Succede anche agli uomini.
La Tasting AcademyIl bello della Tasting Academy è che è aperta a tutti: professionisti e wine lover.
Non importa quante competenze avete, bastano un po’ di curiosità e tempo a disposizione.
Il resto lo fanno i vini dei Colli Orientali, presentati da Matteo Bellotto e Francesco Scalettaris, agronomo e studioso di comunicazione del vino. E naturalmente la mappa interattiva.
Con un calice in mano e uno dei 32 vini messi a disposizione in rotazione dal Consorzio, viaggerete tra freschi fondovalle e colline più assolate, tra terreni e microclimi.
E il senso del gioco è tutto lì: leggere, assaggio dopo assaggio, come la maturazione e la freschezza cambiano quando cambia il luogo.
Ma facciamoci raccontare la Tasting Academy direttamente da Matteo Bellotto in questo video di due minuti e mezzo, con la trascrizione subito dopo per chi preferisce leggere.
Leggi la trascrizione La Tasting Academy del Consorzio Friuli Orientali e Ramandolo nasce ormai quasi 5 anni fa e nasce dall’esigenza di voler raccontare in maniera onesta un territorio a partire dalle uve.
Noi abbiamo la fortuna di avere dei tecnici nel consorzio che già da più di 15 anni, ormai siamo quasi a 18 anni, raccolgono nella relazione tecnica “Le stagioni e le uve” tutto quello che è da sapere sulle uve e la Tasting Academy attraverso l’assaggio dei vini non fa altro che raccontare le uve nella specificità.
Poter raccontare queste ci permette appunto di non mettere le aziende nei loro confronti l’una con l’altra in senso di concorrenza, ma di metterle a confronto per la loro unicità, perché soltanto le uve possono raccontare i vini, i territori, la terra, le persone, gli uomini e le donne che la producono e dunque un po’ è il tentativo di riportare nel calice quelli che sono gli accenti dei vini che puoi sentire qui.
Quando noi parliamo friulano a partire da Corno di Rosazzo per arrivare fino a Tarcento in tutto il territorio dei Colli Orientali abbiamo degli accenti diversi. Ebbene i vini riescono ad avere questi accenti.
L’accento è l’unico che racconta il suo luogo e noi attraverso questi vini riusciamo a raccontare i luoghi facendo emergere proprio la voce intensa del silenzio di questa terra espresso attraverso i vini.
Per cui la filosofia è quella di accogliere le persone dentro un luogo che non esiste da nessun’altra parte, ma che vorrebbe avere attraverso la lente che c’è nei Colli Orientali una visione di tutta la bellezza di quello che ci unisce tutti quanti e di quello che sa fare il vino.
Chiunque può venire in Tasting Academy. La Tasting Academy ha un suo sito dove tutti possono registrarsi e dove tutti possono prenotarsi.
Non c’è bisogno di alcuna competenza perché l’unica cosa che noi cerchiamo di far recuperare nelle degustazioni è il divertimento puro e semplice.
Ci dobbiamo divertire nelle degustazioni e qua ci divertiamo molto perché si va a riscoprire la geografia dei luoghi attraverso gli assaggi, i 32 assaggi che si possono fare qui dentro e attraverso le migliaia e migliaia e migliaia di mappature che sono portate avanti.
Non serve essere degli esperti, anzi nessuno qui è esperto, ma tutti imparano ad imparare da tutto quello che la Terra insegna ogni anno e che le vendemmie portano avanti.
Per info e prenotazioni: Tasting Academy – Degustazione Vini del Consorzio tutela vini “Friuli Colli Orientali e Ramandolo”
Per continuare il viaggioQuesta degustazione per noi è stata davvero un modo diverso di leggere un vino e il suo territorio e certamente è un’esperienza che consigliamo.
Non a caso ci è tornata in mente una sensazione simile anche in un’altra esperienza, molto diversa per contesto ma vicina nello spirito: una serata di vino e musica nata intorno ai vini di Marco Cecchini .
In fondo è proprio questo che cerchiamo su Invitinere: partire da un vino per incontrare persone, leggere i luoghi e scoprire bellezze da ammirare e sapori da gustare.
Un luogo nei Colli Orientali Per orientarvi nel Friuli Due tappe di sapore